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[Angelo Peretti]
Al concorso agricolo generale di Parigi del 2013 gli hanno dato la medaglia d’argento, invece la guida Hachette gli ha assegnato il coup de coeur e le tre stelle, cioè il massimo dei massimi, e io sono d’accordo con la Hachette. Perché a me e a chi l’ha assaggiato insieme a me ha fatto gridare al miracolo. Un vino della Savoia. Bianco. Uno Chignin del 2012. Buono come raramente capita di trovare buono un bianco, teoricamente un piccolo bianco di una piccola appellation minore, che sa invece spiccare il volo e cantare la gioia di una tersa giornata d’aria e di luce in montagna. Albicocca, sale, mineralità, eleganza assoluta. Da bere, da ribere, da adorare.
Giusto per dire: on line si compra a 5,80 euro la bottiglia. Non è spettacolare anche questo?
Vin de Savoie Chignin 2012 Charles Gonnet
Tre lieti faccini ☺☺☺
[Angelo Peretti]
Mi è stato rinfacciato che durante la degustazione di undici Saint-Émilion degli anni Sessanta, che ho messo insieme qualche giorno fa, ho adoperato troppe volte l’aggettivo “spaziale”. Vero. Ma avrei potuto dire anche stellare, astrale, siderale, perché davvero eravamo in un’altra dimensione del tempo e dello spazio, lontani anni luce dal vino di oggi, su un pianeta diverso, in una differente galassia, lassù. Ecco, quest’eleganza, questa beva, quest’eterna giovinezza, chi le sa più mettere dentro a una bottiglia? Sono cambiate troppe cose. Il clima, probabilmente. La viticoltura, certamente. Sicuramente l’enologia. Viticoltura ed enologia sono diventate più pervasive, più determinanti sull’esito della vendemmia. Nel nome di un dio che si chiama mercato, che pretende di dettare le regole, che ti premia – almeno nel breve – se te ne fai servitore.
È incredibile pensare come invece quelle bottiglie cinquantenni siano ancora così straordinariamente giovani. Colori integri. Frutti succosi. Beva strepitosa.
Spaziali, sono bottiglie spaziali, se si pensa che cosa c’è in giro oggi. Oggi abbiamo vini perfetti enologicamente, pronti con immediatezza per rispondere al gusto planetario, globale. Dureranno nel tempo? E chi lo sa.
Intanto, io mi godo i Bordeaux di prima della parkerizzazione del gusto. E questa è stata una splendida degustazione. Qui sotto, in breve, i vini. Su qualcuno magari mi soffermerò più avanti con qualche altra riga di riflessione.
Ah: utilizzo stavolta, anziché i miei soliti faccini, una valutazione in centesimi, per poter stabilire qualche graduatoria di piacevolezza, ché altrimenti a quasi tutti i vini bevuti avrei dovuto tributare i tre lieti faccini, o quanto meno i due faccini e quasi tre.
Saint-Émilion Grand Cru Classé 1961 Château Yon-Figeac
L’eleganza storica dei Bordeaux, probabilmente insuperabile. Fiori, fruttini, grazia. 94
Saint-Émilion 1961 Château Cormen-Figeac
Magro, esile e ritroso. Tartufo, kerosene, terra. Non spicca il volo, ma si fa bere. 82
Saint-Émilion Grand Cru Classé 1962 Château Grand Barrail Lamarzelle Figeac
Impressionante brillantezza di colore. Grande naso. Frutto croccante, tannino saldo. 86
Saint-Émilion Grand Cru Classé 1964 Château Guadet-St. Julien
Ha tinta profonda, e profondità propone anche al palato. Strepitoso frutto. Applausi. 90
Saint-Émilion Grand Cru Classé 1964 Château L’Arrosée
Scattante, nervoso, croccante, slanciato. Un rosso fantastico, estremamente giovane. 96
Saint-Émilion Grand Cru 1966 Château Fombrauge
Velluto. Ecco, questo è velluto liquido. Il frutto avvince. Sotto, una vena di liquirizia. 97
Saint-Émilion Grand Cru Classé 1966 Château Larcis Ducasse
Rubino scuro. Mirtillo e fruttini rossi, immediati, al naso e al palato. Bel tannino. 90
Saint-Émilion Grand Cru Classé 1967 Château Balestard La Tonnelle
Amarena ed eucalipto, frutto e vena officinale, insieme. Eleganza. Infinita lunghezza. 95
Saint-Émilion Grand Cru Classé 1967 Château Canon La Gaffelliere
Frutto e spezia. Tabacco da pipa e fiori appassiti. Tamarindo e vaniglia. Complesso. 89
Saint-Émilion Grand Cru Classé 1969 Château Soutard
Floreale: lavanda, gelsomino. Oh, che profumi! Poi, cioccolato e beva e giovinezza. 95
Saint-Émilion Grand Cru Classé 1969 Château Villemaurine
Spezia e fiori secchi, amaretto e mentuccia, cedro e sassi bagnati. Gran bel bouquet. 90

Un bianco in terra di rossi

26 dicembre 2013
[Angelo Peretti]
Crozes-Hermitage è un'appellation del Rodano settentrionale, una delle più grosse della zona, e rappresenta grosso modo la metà del totale del vino prodotto da quelle parti. Di solito ci si fanno vini rossi, con l'uva del syrah. I bianchi sono un'esigua minoranza (intorno al 7-8% suppergiù sul totale della produzione enologica della denominazione) e vengono fatti con l'uva di marsanne o di roussanne, che peraltro possono anche essere adoperate in piccola parte, mi pare, nel taglio dei rossi. Bianchi minoritari in terra di rossi.
On line ho visto a prezzo abbordabile - 12,90 euro - un Crozes-Hermitage bianco di Laurent Combier, che è uno dei nomi più noti della zona, pioniere del biologico. Un vino base per quest'azienda.
Incuriosito, l'ho comprato. È fatto tutto con uva di marsanne presa da vigne giovani (sulla scheda tecnica leggo che sono intorno ai dieci anni). Ha naso floreale e speziato. Bocca tesa, polposa, asciutta, salatissima, piccante, zenzero e lime. Sarà anche un base, ma è un bel vino, elegante. 
Crozes-Hermitage Cuvée Laurent Combier 2011 Laurent Combier
Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)
[Angelo Peretti]
Les Vins de Vienne è il marchio, l'insegna, il logo sotto il quale si celano tre celebri vigneron della Rhône: Cuilleron, Villard e Gaillard. Ho comprato on line un loro bianco, un Saint-Peray. Per curiosità. È fatto - leggo in etichetta - con uva di marsanne nata sui terreni granitici e argillo-calcarei dell’Ardèche. Naso minerale e senapato e poi, con l'aprirsi, graduale, eccolo su toni floreali, di fiori essiccati. Bocca fitta, asciuttissima, ma anche fresca, piacevole. Vino di carattere, che magari avrei potuto far profittevolmente affinare anche un po' in cantina. Pagato on line 13,50 euro.
Saint-Peray 2011 Les Vins de Vienne
Due lieti faccini :-) :-)
[Angelo Peretti]
Quando dici, insieme, le parole magiche Francia e pinot noir, subito pensi o alla Borgogna se sei un rossista o allo Champagne se sei uno che ritiene che le bollicine vengano prima di tutto. Vero, tutto vero. Giusto, tutto giusto. Solo che adesso io ho nel bicchiere un Pinot Noir (nel senso di vino: scrivo minuscolo il vitigno e maiuscolo il vino) che viene dalla Loira, che ha grandi uve, ma che certo non è da annoverare tra le patrie elettive del pinot nero (nel senso di uva: capito come funziona, no?). Di più, questo è un vino igp (indicazione geografica protetta) di una famiglia di vigneron récoltant (così si autodescrive in etichetta) che non fa vini dentro le denominazioni di origine della zona. Loro di cognome fanno Cogné.
L'ho comprato, il vino (6 euro on line su Vinatis) perché ho visto che ha avuto le due stelle e il coup de coeur dalla guida Hachette edizione 2014, ed ero dunque curioso di assaggiarlo.
Be', ricordate la mia definizione del vinino, ossia dei vini semplici ma per nulla banali? Ecco, questo è tipicamente un vinino. Fruttato, un che di spezia, succoso: si beve che è un piacere, ma trasmette anche un'idea di forte territorialità. Nel senso che i tratti distintivi del vitigno, dell'uva d'origine, sono assolutamente in secondo piano rispetto al carattere, alla personalità del vino. Che è gioviale, certo, ma che non tende a scappare via al primo sorso. Anzi.
Mi domando solo: una guida italiana l'avrebbe mai premiato un vino così?
Val de Loire Pinot Noir 2012 Claude Cogné
Due lieti faccini :-) :-)
[Angelo Peretti]
Allora, questo qui è tutto chardonnay "elevé en fûts", eppure, io che non sono certo un fan dello chardonnay e men che meno affinato nel legno, be', me lo sono proprio goduto, e l'ho anche ricomprato. Sì, perché il legno non lo avverti nemmeno lontanamente, e poi il vino ha uno slancio, una vitalità che mi hanno lasciato davvero soddisfatto. E non è la prima volta che mi lascio andare al piacere di un Mâcon, area un po' minore della Borgogna, ma capace di darti dei bianchi di sicuro impatto anche a prezzi certo non impossibili. Anzi, mi correggo, questo è in verità un Mâcon La Roche-Vineuse, che vuol dire che è dunque un vino di Village. Produttore: Chanson Père et Fils, che dal '99 è di proprietà del gruppo Bollinger, quelli dello Champagne. Annata: 2011.
Vene sottilmente agrumate, note succose di pera e di pesca bianca, acidità spiccata, finale asciutto. Un bianco che fa per me. Da aperitivo, di sicuro, ma anche da cena, ché lo ritengo vino gastronomico.
On line costa 12,90 euro.
Mâcon La Roche-Vineuse 2011Chanson Père et Fils
Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)