Visualizzazione post con etichetta OLEA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta OLEA. Mostra tutti i post
[Angelo Peretti]
Ho la fortuna di vivere in una terra dell'olio com'è il lago di Garda, e altrettanta fortuna è d'avere tra gli olivicoltori del mio lago anche il Fulvio Leali, che coltiva gli ulivi in Puegnago del Garda, vera capitale oliandola dell'area benacense, sulla costa bresciana. L'azienda si chiama La Meridiana, e porta a molire i frutti - che sono quelli, locali, della casaliva e poi anche dell'Fs 17, che è un clone, mi pare, della cultivar frantoio, e che s'è assai bene acclimatato sulla riviera - alla vicina Cooperativa agricola di San Felice del Benaco. Mi è capitato altre volte di recensirle, gli anni passati, le produzioni olearie del Leali, e sempre ho usato toni positivi: mi piacciono davvero molto i suoi extravergini, ché sono insieme classici e moderni, a rappresentano assai bene il terroir - si può parlare di terroir per l'olio? direi di sì - della Valtènesi.
Ora, eccomi qui - forse un po' tardivamente, ma in tempo per le gite gardesane dei miei lettori che vogliano recarsi a cercar refrigerio estivo sul lago - con gli extravergini del 2012. Che al Fulvio Leali sono usciti forse più bene che mai.
Olio extravergine di oliva Monocultivar Casaliva 2012 La Meridiana
Il colore è un verde chiaro, cristallino, brillante. Al naso ha gl'inconfondibili, e per me seducenti toni della casaliva gardesana raccolta fresca (seducenti, intendo, perché sono uomo del Garda, appunto, è quella è - come detto - la varietà d'oliva delle mie terre). Ossia: la mela golden, marcata, e insieme l'erbe di prato, ben definite ma per niente aggressive, un che di mandorla appena accennato. In bocca ha pasta leggera ma mica flebile e una piccantezza assai bene modulata, fusa perfettamente nel corpo, dandogli spinta. Bell'olio, tipicissimo della "nuova scuola" benacense, quella che non mira alle sdolcinature stramature, come nel passato, bensì ad una fresca vitalità.
Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)
Olio extravergine di oliva Monocultivar Fs 17 2012 La Meridiana
La coloritura verde somiglia a quella dell'altro, anche se mi pare d'un tono appena appena maggiore, ma forse è un'illusione. All'olfatto ecco, immediata, l'oliva appena invaiata, netta, invitante. E poi la vegetalità s'apre verso cenni d'allora e di erbe di campo e di prato, primaverili, e al tarassaco e alla rughetta, e perfino, ma è un cenno (piacevole), al carciofo. Pari mix vegetale s'impone, deciso ma senza eccessi, al palato, e la pasta, leggera, è innervata da una delicata, ma salda e costante scossa piccante, che rinfresca e rinnova le memorie verdi. Mi piace, e tanto, per la freschezza giovanile e l'eleganza.
Tre lieti faccini :-) :-) :-)
[Angelo Peretti]
Una delle cose di cui vado orgoglioso dell'esperienza che ho condotto sino a un paio d'anni fa con la Guida agli Extravergini di Slow Food è d'avere passo passo contribuito alla scoperta di piccoli produttori d'oli eccellenti tra gli oliveti marginali del Veneto, della Lombardia e del Trentino, ossia le tre regioni olearie che lo staff della chiocciolina m'aveva affidato. In particolare, m'ha fatto molto piacere vedere attribuite sull'edizione 2010 della guida le "tre olive" - ossia il massimo riconoscimento - a un extravergine del lago di Como, quello di Stefania Mattarelli, olio che va sotto la dop Laghi Lombardi Lario. Ora Stefania m'ha inviato un assaggio del suo prodotto della raccolta ultima, quella del 2012, e nella mail che m'ha spedito mi dice: "Quest'anno ha partecipato alla raccolta anche la mia piccola Letizia... con lunghi pisolini sotto le piante...", ché quest'olivicoltrice lariana è diventata nel frattempo mamma, e dunque auguri a lei e alla piccola.
Prima di dire dell'olio che ho tastato, aggiungo che sono andato a rileggere le note che avevo scritto qualche anno fa su di lei. Vedo che si è diplomata in scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e che gestisce in comodato gratuito un ettaro e mezzo di oliveto, affidatole dalla famiglia, contenta che continui lungo il solco tracciato da papà Beniamino, che dagli anni Novanta aveva preso a ridisegnare l’oliveto familiare, recuperando vecchi olivi ed impiantando nuovi ceppi. Le piante sono alcune (poche) centinaia e sono attorno ai 4-500 metri d’altitudine, sui terreni terrazzati affacciati verso il lago. Le cultivar sono quelle del frantoio, del leccino e del pendolino, che son poi anche quelle che caratterizzano l'olivicoltura dei laghi prealpini.
Ora, l'olio.
Il colore è un verdolino oliva brillante che fa da introduzione alle nitide e avvincenti presenze olfattive d'oliva fresca, appunto, e d'erbe di prato e di rughetta e di radicchio di campo e di mandorla appena colta. Insomma, al naso c'è proprio un bel mix di sentori vegetali. Al palato l'olio si presenta come ci si aspetta da un extravergine nordico, ossia d'impianto delicato, epperò non privo di personalità, che è anzi ben spiccata, senz'andare sopra le righe. Ed è soprattutto il mix erbaceo dolce-amaro a piacermi, ravvivato da una sottile ma ben definita piccantezza che offre slancio alla pasta. Bell'olio.
Ah, un'altra cosa: Stefania Mattarelli è a Perledo (Lecco), in via per Esino 115 (telefono 0341 815887).
Olio extravergine di oliva Laghi Lombardi Lario 2012 Stefania Mattarelli
Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)
[Angelo Peretti]
Ho già avuto modo altre volte, qui e in altre sedi, di parlare di Bruno Bernardi e della sua passione oliandola, così come della particolare vocazione per l'olivicoltura di qualità in quella minuscola ma fascinosa realtà che è Asolo, nel Trevigiano, e dunque in area estrema, ma comunque pregiata, per l'olivo. Che cosa sia che rende l'Asolano terroir di primo piano per l'olio e per il vino con le bolle sinceramente non lo so spiegare dal lato scientifico, e non sono neppure affari miei, ma basta farci una capatina e guardarsi attorno per capire come quella terra sia felicissima, e i parchi e i giardini e gli uliveti e i vigneti son lì a dimostrarlo, e ti viene voglia di tornarci appena che te ne sei partito.
Ora, Bernardi m'ha gentilmente inviato un campione dell'olio dell'ultima annata, che non è stata facile pressoché da nessuna parte, con quel caldo terribile dell'estate, e dunque eccomi qui a parlarne di nuovo. Nuovamente a dire da un lato come sia essenziale il suo ruolo nella rinascita della tradizione olivicola asolana e nel recupero all'ulivo di quella terra bellissima, ma anche, dall'altro lato, di quanto sia bravo lui a far l'extravergine. Ché ancora un volta il suo Olio della Collina di San Martino - prodotto in non moltissimi esemplari, ché in tutto son 750 ulivi, e ogni appezzamento ha il nome d'uno dei personaggi celebri passati da Asolo, dalla Duse al Bembo - m'ha convinto, eccome.
Fatto con olive delle cultivar del frantoio e del leccino, si presenta d'un verde che rammenta le erbe del prato, quasi introducendo l'impronta vegetale che si ritrova immediata ed efficace all'olfatto prima e al palato poi. Al naso, convincono le presenze dell'oliva appena invaiata, della vegetalità erbacea, dei sentori di mandorla fresca e di mentuccia. La pasta, di medio impianto, è attraversata da vibranti, ma non aggressive tracce di piccantezza. La conduzione dolce trova sostegno su di un piacevolissimo substrato amaricante, dando vita ad un mix equilibrato. Lunga la persistenza, che vira con lentezza verso un finale asciutto, all'insegna della nocciola e della noce appena raccolte, sempre accompagnate peraltro da una sottile, delicata, rinfrescante presenza piccante.
Davvero un buon olio, e se vi capita fate un salto ad Asolo a rendervene conto.
Olio extravergine di oliva Olio della Collina di San Martino 2012 Bernardi
Tre lieti faccini :-) :-) :-)
[Angelo Peretti]
Ho già scritto in passato dei fratelli Emanuele ed Enzo Botter, titolari del Caffè Centrale, nella piazzetta di quel gioiello di cittadina veneta che è Asolo, e della loro passione per l'olio extravergine d'oliva. In particolare, dei due, quello "malato" per l'olio è Emanuele, che ha messo assieme una specie di "cooperativa" per raccogliere le olive nei parchi delle ville asolane e trasformarle in veri e propri cru oleari. Con ottimi risultati.
L'edizione della Guida agli Extravergini di Slow Food è la prima, dalla fondazione, che non mi vede tra i collaboratori. Scelta mia. Quest'anno la guida degli oli ha fatto una scelta coerente con Slowine, la guida dei vini, attribuendo non più una, due o tre olive, ma titoli quali la chiocciola, l'olio Slow, il grande olio, come accade, appunto, per il vino. Ebbene, con non poca sorpresa vedo che in terra veneta di frantoi-chiocciola e di oli Slow non ce n'è traccia. Be', credo che se fossi stato ancora nel team mi sarei battuto perché la chiocciola arrivasse a Emanuele Botter e alla sua straordinaria opera di recupero di una delle aree più marginali dell'extravergine italiano, quella di Asolo, appunto.
Detto questo, eccomi comunque qui a parlare di un paio dei suoi extravergini. O meglio, lascio prima di tutto che parli lui, riportando qui sotto ampia parte del testo della lettera che m'ha mandato insieme alle bottiglie.
"Caro Angelo - mi scrive -, ti mando due oli. Come tradizione, il Poet, nostro olio ufficiale e rappresentativo della nostra azienda. Continua a darci risultati e soddisfazioni. Poi, come tu sai, lavoriamo tante altre piccole tenute, gran parte parchi e giardini, e ogni anno cerchiamo di far conoscere qualcosa di nuovo. Stavolta ti faccio conoscere un olio che produciamo in una tenuta denominata Cà Recantina, nome del vitigno autoctono quasi scomparso e da quest'azienda, gestita da Marzio Zanin, recuperato".
"Per me - prosegue Emanuele Botter - questo è un luogo magico, in cima alla collina, con vista dal Piave al Brenta e su Venezia dopo il temporale. Mi ricorda l'infanzia, quando andavo a filò. Salivo con mio padre con il lumino a petrolio. Ricordo il rumore dei passi sull'erba ghiacciata. Poi i vecchi che mi raccontavano le storie. Lì si faceva la grappa di contrabbando, da lassù nessuno sentiva il profumo che si diffondeva nell'aria. Mi insegnavano i segreti degli animali e della caccia. Il grande evento, poi, l'uccisione del maiale".
Ricordi di una cultura contadina che rischia di scomparire. E che qualcuno tenacemente tiene invece in vita. Come fa Emanuele Botter, salvando la cultura olearia di Asolo. Ditemi voi se non merita un premio.
Ora, gli oli.
Olio extravergine di oliva Cru di San Martino Riva di Poet 2011 I Due Fratelli Botter
Giallo con qualche sfumatura verde, propone all'olfatto ricordi di oliva matura e di fieno e accenni di fiori estivi. Anche al palato esprime maturità d'oliva, e memorie marcate di mela golden. La conduzione è dolce, ancorché sullo sfondo emerga un sentore di mandorla che sostiene la pasta al pari d'una delicatissima piccantezza.
Un faccino e quasi due :-)
Olio extravergine di oliva Poggio Col San Martino Marzio Zanin 2011 I Due Fratelli Botter
Il colore è verde pastello. Il naso è all'insegna della freschezza vegetale: oliva a prima maturazione, erbe di campo, ortaggi. Perfettamente in linea il palato, pure intriso di vegetalità. E la dolcezza d'avvio cede il passo a una bella, avvincente vena amaricante, e la stimolazione piccante, ben composta, allunga l'assaggio. Sul finale la noce.
Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)
[Angelo Peretti]
Avevo deciso di dedicare un paio d'ore dell'ultimo giorno del Vinitaly al Sol, il salone dell'olio che si svolge in contemporanea con la grande kermesse del vino. Volevo provare qualche extravergine italiano, andando un po' a zonzo fra uno stand e l'altro. In effetti, ho cominciato il tour. Solo che ho smesso praticamente subito. Perché ho capito.
Faccio un passo indietro.
Tra i produttori di olio serpeggia da un bel po' un certo pessimismo. L'extravergine di qualità si fa fatica a farlo e ancora di più a venderlo. I prezzi spesse volte non sono nemmeno tali da compensare i costi di produzione. La gente usa oliacci di quart'ordine e si rifiuta di comprare un bell'extravergine, destinando magari dei bei soldi, invece, a una bottiglia di vino. Roba da sconforto, per gli oliandoli.
Mi sono spesso domandato perché questo accada. Al Sol ho capito: perché i nemici dell'olio e di chi fa olio molto spesso - troppo spesso - sono gli stessi produttori di olio.
Che cos'è successo? Semplicemente che il primo olio che ho provato ad assaggiare era quasi rancido, il secondo pure (e mi è preso un attacco di tosse), il terzo ci mancava poco. Ma non è che io sia stato sfortunato nello scegliere i produttori. Quelli erano validi. Il problema è che le bottiglie erano aperte dal giorno prima e l'extravergine - si sa - deperisce in fretta. Soprattutto se di olio nella bottiglia ne è rimasto poco, e dunque di ossigeno ce n'è tanto, e il poco olio che c'è irrancidisce. Col caldo degli stand, poi, è ancora peggio.
Mi domando - e domando ai produttori - se sia così drammatico aprire una bottiglie nuova la mattina, quando si riavvia la manifestazione, in modo da far assaggiare l'olio quand'è perfettamente integro.
Mi domando - e domando ai produttori - se sia un costo così esorbitante aprire una bottiglia nuova al giorno, dopo che ti sei speso una bella cifra per prendere lo stand in fiera
Mi domando - e domando ai produttori - se sia così impossibile avere delle bottiglie piccoline, adatte a far provare l'olio nelle condizioni migliori.
Mi domando - e domando ai produttori - se sia questa la maniera di far cultura dell'extravergine di qualità.
Ce n'è di strada da fare. In salita.
[Angelo Peretti]
È da tre anni che a Riva del Garda si fanno miracoli oleari. A Riva, sul Garda Trentino, c'è l'Agraria, una cooperativa cui fanno capo centinaia di piccoli - quasi sempre piccolissimi - viticoltori e olivicoltori della zona. Gente che ha magari l'albergo o il bar o comunque un altro lavoro e che coltiva vigna e olivi pressoché solo per tradizione familiare e orgoglio e passione. Gli olivi son praticamente solo della varietà autoctona della casaliva, che è dominante sul Garda, e in particolare nell'Alto Garda. E le olive conferite all'Agraria e al suo frantoio hanno sempre dato oli delicatissimi e in questo tipicissimi di una sorta di stereotipo gardesano, che ricercava la dolcezza e la levità della pasta. Finché, tre anni fa, ecco il miracolo. Sissignori: miracolo. Il movimento oleario del Garda Trentino s'era messo a tirar fuori capolavori, e l'Agraria s'è adeguata, e ha dimostrato che si possono produrre gioiellini anche lavorando con le olive conferite da centinaia di micro-coltivatori. Mica facile, proprio per niente.
Adorati gli extravergini del 2010, a marchio Frantoio di Riva, ero impaziente di tastare quelli della ben più complicata - complicatissima, direi, così a nord, tanto a nord - raccolta del 2011. Ora li ho provati. Qui sotto le mie impressioni: dico che l'annata s'avverte con le sue difficoltà, ma ugualmente il dop Garda Trentino è d'alto profilo. Bravi.
Olio extravergine di oliva Ulìva Garda Trentino 2011 Frantoio di Riva
Verde-giallo nella veste, porge all'olfatto netti i sentori delle erbe di campo di di prato, insieme, e poi l'oliva a giusta maturazione, e la mandorla. La pasta è setosa. Il primo impatto è dolce, ma subito dopo ecco che emerge l'amaro del carciofo, del tarassaco, a tratti quasi del cardo. Segno d'attentissima scelta dei tempi di raccolta. E c'è una vena piccante che rinfresca e l'amaro si riaccompagna poi lungamente alla nocciola, a tratti, nel finale, anche del pinolo. Bella prova.
Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)
Olio extravergine di oliva 46° Monovarietale di Casaliva 2011 Frantoio di Riva
Colore verde brillante, non eccessivamente marcato. Naso d'erbe campestri e di oliva e, tipicamente, di mandorla. In bocca si coglie un bell'equilibrio fra dolcezza e vena amaricante. E la pasta, di struttura abbastanza delicata, trova supporto e slancio un una ben modulata presenza piccante, che allunga e ravviva l'assaggio verso un finale asciutto, improntato al mix di frutta secca, con la nocciola e la mandorla e la noce.
Un faccino e quasi due :-)
Olio extravergine di oliva 46° Parallelo Biologico 2011 Frantoio di Riva
Colore gialloverde. Erbe di prato e mela croccante e mandorla freschissima all'olfatto, epperò gli stessi toni non si ripetono altrettanto netti al palato. In bocca d'immediato l'olio appare infatti vellutato e quasi neutro. Senonché subito dopo ecco che s'apre verso il piccante, abbastanza marcato, e verso una vena d'amaro che ravviva l'assaggio. La pasta è di impianto leggero.
Un faccino :-)
[Angelo Peretti]
Puegnago, sulla costa bresciana del Garda, deve avere un che di magico, in fatto d'olivi. Perché ogni anno è da lì, da quell'angolo di Valtènesi, che vengono alcuni fra gli oli più interessanti, e di maggior carattere, e di migliore espressione territoriale, che si facciano nella regione gardesana.
Tra gli olivicoltori di punta di Puegnago c'è Fulvio Leali con la sua azienda agricola La Meridiana. Fa extravergini sempre affdabili, affidabilissimi, e l'affidabilità la si testa soprattutto nelle annate difficili, com'è stata l'ultima, e il test è favorevolissimo. Pensare che non ha nemmeno un frantoio suo: s'avvale di quello della Cooperativa agricola di San Felice del Benaco, che è comunque a un tiro di schioppo. Il che vuol dire che l'attenzione ai tempi e ai ritmi di raccolta è assoluta e che altrettanto meticolosa e tempestiva è poi la molitura nell'impianto consortile.
Due i monocultivar: uno è di sola casaliva, la varietà principe dell'area del Garda, e l'altro è di quell'Fs17 che, clone della varietà frantoio, è stato creato dal professor Giuseppe Fontanazza e che mi pare si stia davvero bene acclimatando tra gli uliveti benacensi. Due oli notevoli. Assolutamente gardesani nella personalità.
Olio extravergine di oliva Monocultivar Casaliva 2011 La Meridiana
Il colore è un affascinante, cristallino verde pastello. Al naso, immediate, le note di erbe di campo e di prato e l'oliva fresca e un che, mediterraneo, d'agrumi. E in fondo la mandorla appena raccolta e la mela croccante. Quel che t'aspetti dalla casaliva, insomma. E in bocca la pasta è fin da subito in equilibrio tra dolcezza e vena amarognola, che sostiene la conduzione insieme con una piccantezza garbata. Prevale poi qui la mela, finché a prenderle il posto, ma con lentezza, è la frutta secca.
Due lieti faccini :-) :-)
Olio extravergine di oliva Monocultivar Fs17 2011 La Meridiana
Bel verde intenso. Al naso, marcate, le erbe di campo, e il tarassaco in particolare, freschissimo, e un che di carciofo crudo e l'oliva. La pasta è compatta, dapprima dolce, poi gradualmente virata verso l'amaro delle erbe campestri, poi intrisa di una sottilissima piccantezza. Il pomodoro verde, la lattuga, la nocciola raccolta in montagna. Rotolano a lungo in bocca, in perfetto equilibrio, il fruttato e l'erbaceo, e la stimolazione piccante li sorregge, lungamente. Gran bell'olio.
Tre lieti faccini :-) :-) :-)
[Angelo Peretti]
I fratelli Aprile fanno olio a Scicli, nel Ragusano, Sicilia. Li ho incontrati a Identità Golose, a Milano. Avevano un loro stand (e anche una zuppa di fave davvero buona, con un filo del loro extravergine). Mi hanno raccontato che coltivano due varietà: una è la biancolilla, che domina lo scenario oleario siculo, e l'altra è la cetrale, forse di origine saracena, presente nel territorio comunale di Scicli.
Dalle olive dei loro oliveti, frante con un impianto a ciclo continuo di proprietà, producono cinque etichette d'extravergine. Uno solo è un blend, gli altri quattro sono monocultivar, due di biancolilla e due di cetrale. Qui di seguito ci sono le mie impressioni d'assaggio, a cominciare dal blend, che ho trovato davvero ben modellato, perché in grado di mettere in luce, insieme, i diversi caratteri delle due olive, e ne escono reciprocamente esaltati, ed è bella cosa
Olio extravergine di oliva Sesto 2011 Fratelli Aprile
È il taglio di biancolilla e cetrale, e devo dire che l'assemblaggio è indovinato, e forse bisogna insisterci. Colore pastello. Al naso ricorda le erbe della biancolilla e i toni cortecciosi della cetrale, in perfetto equilibrio, ed altrettanto mixato è il gusto, che mette insieme la rotondità d'una cultivar e la forza rustica dell'altra. Ha poi notevole piccantezza e lunghezza considerevole.
Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)
Olio extravergine di oliva L'incanto 2011 Fratelli Aprile
Sola varietà cetrale da un piccolo numero di piante. Colore verde pastello. Al naso c'è un bouquet di erbe di campo e di prato e memorie di corteccia d'albero. La bocca è rustica e quasi tannica, ma senza eccessi. Emergono il rafano, la verza, la rapa. C'è notevole lunghezza. Finale sui toni del mallo di noce.
Due lieti faccini :-) :-)
Olio extravergine di oliva Valle dell'Irminio 2011 Fratelli Aprile
L'etichetta "storica" dell'azienda. Le olive sono della cultivar cetrale. All'olfatto è rusticissimo ed altrettanto rude è in bocca, mettendo insieme dolcezza, sentori di cavolo e verza e ricordi di corteccia d'albero e vene terrose e un piccante di spessore.
Due lieti faccini :-) :-)
Olio extravergine di oliva 274°2011 Fratelli Aprile
Fatto con la biancolilla. Il nome richiama il giorno di molitura. Colore verde brillante con lampi gialli. Naso erbaceo e poi oliva, tarassaco, cenni floreali. In bocca apre dolce e poi emerge il fondo amaro. Finale con la nocciola. Non va in cerca di complessità.
Un faccino e quasi due :-)
Olio extravergine di oliva Agathae 2011 Fratelli Aprile
Biancolilla della contrada di Sant'Agata. Colore verde chiaro. Netto contrato tra la finezza olfattiva e la rusticità gustativa. Erbe di campo, rapa, rafano.
Un faccino :-)
[Angelo Peretti]
Cento ettari, venticinquemila olivi, delle varietà del leccino e del frantoio e del pendolino, più piccole, piccolissime perecentuali di cultivar autoctone. È il sogno oleario di Mate Vekić, che a settantacinque anni si è messo in testa di fare olio di grande qualità nell'Istria, a Zambrattia. Accadde una manciata d'anni fa. Oggi è una realtà. L'olio è eccellente, soprattutto quello di sola cultivar frantoio, che è di là da ogni aspettativa, per un'annata difficilissima come il 2011.
Gli extravergini di Mate li ho trovati tra le tante cose belle e buone di quel tesoro di cose buone e belle che è Identità Golose, il congresso d'enogastronomia voluto a Milano da Paolo Marchi.
Concimazione organica, lotta monitorata verso la mosca olearia (flagello degli olivicoltori), frantoio di proprietà a due fasi, frangiture rapide, in giornata, nessuna filtrazione: questi, grosso modo, gli standard produttivi. E ora gli oli.
Olio extravergine di oliva Timbro Istriano 2011 Mate
In etichetta il colore rosso della terra istriana. Le olive sono di sola varietà frantoio. L'olio è vestito d'una livrea verde-gialla brillante. Al naso c'è il verde freschissimo dell'oliva appena raccolta e poi la foglia d'ulivo e cenni di carciofo e di erbe di prato. In bocca apre vellutato, ed è una sorpresa. Ed è erbaceo-dolce e ha cenni agrumati sul fondo. Poi esce un avvincente amaro d'erbe di campo e la piccantezza si fa vivida e nervosa ed affiora il cardo in una progressione spettacolare e grintosa. Il finale è asciutto, teso. La persistenza è infinita. Grande olio.
Tre lieti faccini :-) :-) :-)
Olio extravergine di oliva Trasparenza Marina 2011 Mate
L'etichetta qui è azzurro mare. L'olio è soprattutto di leccino (con un po' di pendolino) e del leccino ha quella caratteristica profumazione di confetto da sposa: vaniglia e mandorla. All'olfatto dona poi il frutto fresco d'oliva  cenni di limone e di fiori. Al palato attacca classicamente sui toni del leccino di cui ho già detto, ma subito ecco che s'innesta un piccante di bella presenza e la pasta si intride di venature amare. Poi, la mela, i fiori, il pomodoro a prima maturazione, la nocciola.
Due lieti faccini :-) :-)
Olio extravergine di oliva Professional Blend 2011 Mate
Viene dalle olive raccolte per ultime, che vanno in taglio fra di loro. Mi si dice che è pensato non già per l'uso a crudo, ma per la cucina: scelta saggia per chi ha tutti quegli olivi. Ha naso robusto e gusto "dolce". Ma c'è comunque accenno d'agrume e di erbe di prato.
Un faccino :-)
[Angelo Peretti]
Da oggi riprendo con una rubrichetta che sin qui ho poco implementato. Si chiama Olea ed è dedicata all'olio extravergine d'oliva. Mi appassiona l'olio. Perché sono nato e vivo in mezzo agli olivi, sul lago di Garda. Perché dietro c'è un mondo che è specularmente opposto a quello del vino. Magari anche perché non se ne parla così tanto e allora è ancora più piacevole dire la mia. E quando se ne parla è per dire della contrapposizione olio artigianale - olio industriale, e non è una bella cosa, perché non è dalla contrapposizioni che può nascere una consapevolezza diffusa.
Ecco, non capisco tutto questo fervore sul vino e invece l'atteggiamento quasi carbonaro sull'olio. Sembra che degli extravergini non gliene freghi niente (quasi) a nessuno. E quando si va a fare la spesa si tira giù dallo scaffale il grasso liquido che costa meno: tanto, serve solo per cucinare...
Mah, non capisco.
Intanto eccomi qui con un extravergina della nuova stagione, la raccolta del 2011, che, almeno dalle mie parti, non è stata certo spettacolare, per via di un andamento climatico di quelli poco adatti all'olivicoltura.
Eppure anche stavolta il mio coetaneo Gianfranco Comincioli, dirimpettaio dell'altra sponda del Garda, quella lombarda, ha tirato fuori un gioiellino, compatibilmente con la stagione.
Verde smeraldo chiarissimo, brillante e cristallino, il suo olio denocciolato di sola varietà casaliva (si usa dire monocutivar, ma non è granché come definizione) trasmette già in prima battuta all'olfatto ricordi d'oliva freschissima, e di erbe di prato appena sfalciate, e di fiori estivi, e poi di di mela croccante, e sul fondo quel che di mandorla che fa parecchio lago di Garda.
In bocca ha vitalità e carattere nervoso. Freschezza fruttata, vena erbacea senza però eccedere, una piccantezza vibrante che rinfresca l'assaggio, un che di rafano appena grattugiato, di verza che ha preso il primo freddo. Poi vira verso gradualmente la dolcezza della nocciola appena raccolta in montagna, e c'è sotteso un che di pistacchio. Il finale, dopo un'eternità, ha il pinolo.
Mica facile fare un olio così in un'annata come il 2011.
Olio extravergine di oliva denocciolato Casaliva 2011 Gianfranco Comincioli
Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)