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[Angelo Peretti]
Ho la fortuna di vivere in una terra dell'olio com'è il lago di Garda, e altrettanta fortuna è d'avere tra gli olivicoltori del mio lago anche il Fulvio Leali, che coltiva gli ulivi in Puegnago del Garda, vera capitale oliandola dell'area benacense, sulla costa bresciana. L'azienda si chiama La Meridiana, e porta a molire i frutti - che sono quelli, locali, della casaliva e poi anche dell'Fs 17, che è un clone, mi pare, della cultivar frantoio, e che s'è assai bene acclimatato sulla riviera - alla vicina Cooperativa agricola di San Felice del Benaco. Mi è capitato altre volte di recensirle, gli anni passati, le produzioni olearie del Leali, e sempre ho usato toni positivi: mi piacciono davvero molto i suoi extravergini, ché sono insieme classici e moderni, a rappresentano assai bene il terroir - si può parlare di terroir per l'olio? direi di sì - della Valtènesi.
Ora, eccomi qui - forse un po' tardivamente, ma in tempo per le gite gardesane dei miei lettori che vogliano recarsi a cercar refrigerio estivo sul lago - con gli extravergini del 2012. Che al Fulvio Leali sono usciti forse più bene che mai.
Olio extravergine di oliva Monocultivar Casaliva 2012 La Meridiana
Il colore è un verde chiaro, cristallino, brillante. Al naso ha gl'inconfondibili, e per me seducenti toni della casaliva gardesana raccolta fresca (seducenti, intendo, perché sono uomo del Garda, appunto, è quella è - come detto - la varietà d'oliva delle mie terre). Ossia: la mela golden, marcata, e insieme l'erbe di prato, ben definite ma per niente aggressive, un che di mandorla appena accennato. In bocca ha pasta leggera ma mica flebile e una piccantezza assai bene modulata, fusa perfettamente nel corpo, dandogli spinta. Bell'olio, tipicissimo della "nuova scuola" benacense, quella che non mira alle sdolcinature stramature, come nel passato, bensì ad una fresca vitalità.
Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)
Olio extravergine di oliva Monocultivar Fs 17 2012 La Meridiana
La coloritura verde somiglia a quella dell'altro, anche se mi pare d'un tono appena appena maggiore, ma forse è un'illusione. All'olfatto ecco, immediata, l'oliva appena invaiata, netta, invitante. E poi la vegetalità s'apre verso cenni d'allora e di erbe di campo e di prato, primaverili, e al tarassaco e alla rughetta, e perfino, ma è un cenno (piacevole), al carciofo. Pari mix vegetale s'impone, deciso ma senza eccessi, al palato, e la pasta, leggera, è innervata da una delicata, ma salda e costante scossa piccante, che rinfresca e rinnova le memorie verdi. Mi piace, e tanto, per la freschezza giovanile e l'eleganza.
Tre lieti faccini :-) :-) :-)
[Angelo Peretti]
Una delle cose di cui vado orgoglioso dell'esperienza che ho condotto sino a un paio d'anni fa con la Guida agli Extravergini di Slow Food è d'avere passo passo contribuito alla scoperta di piccoli produttori d'oli eccellenti tra gli oliveti marginali del Veneto, della Lombardia e del Trentino, ossia le tre regioni olearie che lo staff della chiocciolina m'aveva affidato. In particolare, m'ha fatto molto piacere vedere attribuite sull'edizione 2010 della guida le "tre olive" - ossia il massimo riconoscimento - a un extravergine del lago di Como, quello di Stefania Mattarelli, olio che va sotto la dop Laghi Lombardi Lario. Ora Stefania m'ha inviato un assaggio del suo prodotto della raccolta ultima, quella del 2012, e nella mail che m'ha spedito mi dice: "Quest'anno ha partecipato alla raccolta anche la mia piccola Letizia... con lunghi pisolini sotto le piante...", ché quest'olivicoltrice lariana è diventata nel frattempo mamma, e dunque auguri a lei e alla piccola.
Prima di dire dell'olio che ho tastato, aggiungo che sono andato a rileggere le note che avevo scritto qualche anno fa su di lei. Vedo che si è diplomata in scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e che gestisce in comodato gratuito un ettaro e mezzo di oliveto, affidatole dalla famiglia, contenta che continui lungo il solco tracciato da papà Beniamino, che dagli anni Novanta aveva preso a ridisegnare l’oliveto familiare, recuperando vecchi olivi ed impiantando nuovi ceppi. Le piante sono alcune (poche) centinaia e sono attorno ai 4-500 metri d’altitudine, sui terreni terrazzati affacciati verso il lago. Le cultivar sono quelle del frantoio, del leccino e del pendolino, che son poi anche quelle che caratterizzano l'olivicoltura dei laghi prealpini.
Ora, l'olio.
Il colore è un verdolino oliva brillante che fa da introduzione alle nitide e avvincenti presenze olfattive d'oliva fresca, appunto, e d'erbe di prato e di rughetta e di radicchio di campo e di mandorla appena colta. Insomma, al naso c'è proprio un bel mix di sentori vegetali. Al palato l'olio si presenta come ci si aspetta da un extravergine nordico, ossia d'impianto delicato, epperò non privo di personalità, che è anzi ben spiccata, senz'andare sopra le righe. Ed è soprattutto il mix erbaceo dolce-amaro a piacermi, ravvivato da una sottile ma ben definita piccantezza che offre slancio alla pasta. Bell'olio.
Ah, un'altra cosa: Stefania Mattarelli è a Perledo (Lecco), in via per Esino 115 (telefono 0341 815887).
Olio extravergine di oliva Laghi Lombardi Lario 2012 Stefania Mattarelli
Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)
[Angelo Peretti]
Ho già avuto modo altre volte, qui e in altre sedi, di parlare di Bruno Bernardi e della sua passione oliandola, così come della particolare vocazione per l'olivicoltura di qualità in quella minuscola ma fascinosa realtà che è Asolo, nel Trevigiano, e dunque in area estrema, ma comunque pregiata, per l'olivo. Che cosa sia che rende l'Asolano terroir di primo piano per l'olio e per il vino con le bolle sinceramente non lo so spiegare dal lato scientifico, e non sono neppure affari miei, ma basta farci una capatina e guardarsi attorno per capire come quella terra sia felicissima, e i parchi e i giardini e gli uliveti e i vigneti son lì a dimostrarlo, e ti viene voglia di tornarci appena che te ne sei partito.
Ora, Bernardi m'ha gentilmente inviato un campione dell'olio dell'ultima annata, che non è stata facile pressoché da nessuna parte, con quel caldo terribile dell'estate, e dunque eccomi qui a parlarne di nuovo. Nuovamente a dire da un lato come sia essenziale il suo ruolo nella rinascita della tradizione olivicola asolana e nel recupero all'ulivo di quella terra bellissima, ma anche, dall'altro lato, di quanto sia bravo lui a far l'extravergine. Ché ancora un volta il suo Olio della Collina di San Martino - prodotto in non moltissimi esemplari, ché in tutto son 750 ulivi, e ogni appezzamento ha il nome d'uno dei personaggi celebri passati da Asolo, dalla Duse al Bembo - m'ha convinto, eccome.
Fatto con olive delle cultivar del frantoio e del leccino, si presenta d'un verde che rammenta le erbe del prato, quasi introducendo l'impronta vegetale che si ritrova immediata ed efficace all'olfatto prima e al palato poi. Al naso, convincono le presenze dell'oliva appena invaiata, della vegetalità erbacea, dei sentori di mandorla fresca e di mentuccia. La pasta, di medio impianto, è attraversata da vibranti, ma non aggressive tracce di piccantezza. La conduzione dolce trova sostegno su di un piacevolissimo substrato amaricante, dando vita ad un mix equilibrato. Lunga la persistenza, che vira con lentezza verso un finale asciutto, all'insegna della nocciola e della noce appena raccolte, sempre accompagnate peraltro da una sottile, delicata, rinfrescante presenza piccante.
Davvero un buon olio, e se vi capita fate un salto ad Asolo a rendervene conto.
Olio extravergine di oliva Olio della Collina di San Martino 2012 Bernardi
Tre lieti faccini :-) :-) :-)
[Angelo Peretti]
Ho già scritto in passato dei fratelli Emanuele ed Enzo Botter, titolari del Caffè Centrale, nella piazzetta di quel gioiello di cittadina veneta che è Asolo, e della loro passione per l'olio extravergine d'oliva. In particolare, dei due, quello "malato" per l'olio è Emanuele, che ha messo assieme una specie di "cooperativa" per raccogliere le olive nei parchi delle ville asolane e trasformarle in veri e propri cru oleari. Con ottimi risultati.
L'edizione della Guida agli Extravergini di Slow Food è la prima, dalla fondazione, che non mi vede tra i collaboratori. Scelta mia. Quest'anno la guida degli oli ha fatto una scelta coerente con Slowine, la guida dei vini, attribuendo non più una, due o tre olive, ma titoli quali la chiocciola, l'olio Slow, il grande olio, come accade, appunto, per il vino. Ebbene, con non poca sorpresa vedo che in terra veneta di frantoi-chiocciola e di oli Slow non ce n'è traccia. Be', credo che se fossi stato ancora nel team mi sarei battuto perché la chiocciola arrivasse a Emanuele Botter e alla sua straordinaria opera di recupero di una delle aree più marginali dell'extravergine italiano, quella di Asolo, appunto.
Detto questo, eccomi comunque qui a parlare di un paio dei suoi extravergini. O meglio, lascio prima di tutto che parli lui, riportando qui sotto ampia parte del testo della lettera che m'ha mandato insieme alle bottiglie.
"Caro Angelo - mi scrive -, ti mando due oli. Come tradizione, il Poet, nostro olio ufficiale e rappresentativo della nostra azienda. Continua a darci risultati e soddisfazioni. Poi, come tu sai, lavoriamo tante altre piccole tenute, gran parte parchi e giardini, e ogni anno cerchiamo di far conoscere qualcosa di nuovo. Stavolta ti faccio conoscere un olio che produciamo in una tenuta denominata Cà Recantina, nome del vitigno autoctono quasi scomparso e da quest'azienda, gestita da Marzio Zanin, recuperato".
"Per me - prosegue Emanuele Botter - questo è un luogo magico, in cima alla collina, con vista dal Piave al Brenta e su Venezia dopo il temporale. Mi ricorda l'infanzia, quando andavo a filò. Salivo con mio padre con il lumino a petrolio. Ricordo il rumore dei passi sull'erba ghiacciata. Poi i vecchi che mi raccontavano le storie. Lì si faceva la grappa di contrabbando, da lassù nessuno sentiva il profumo che si diffondeva nell'aria. Mi insegnavano i segreti degli animali e della caccia. Il grande evento, poi, l'uccisione del maiale".
Ricordi di una cultura contadina che rischia di scomparire. E che qualcuno tenacemente tiene invece in vita. Come fa Emanuele Botter, salvando la cultura olearia di Asolo. Ditemi voi se non merita un premio.
Ora, gli oli.
Olio extravergine di oliva Cru di San Martino Riva di Poet 2011 I Due Fratelli Botter
Giallo con qualche sfumatura verde, propone all'olfatto ricordi di oliva matura e di fieno e accenni di fiori estivi. Anche al palato esprime maturità d'oliva, e memorie marcate di mela golden. La conduzione è dolce, ancorché sullo sfondo emerga un sentore di mandorla che sostiene la pasta al pari d'una delicatissima piccantezza.
Un faccino e quasi due :-)
Olio extravergine di oliva Poggio Col San Martino Marzio Zanin 2011 I Due Fratelli Botter
Il colore è verde pastello. Il naso è all'insegna della freschezza vegetale: oliva a prima maturazione, erbe di campo, ortaggi. Perfettamente in linea il palato, pure intriso di vegetalità. E la dolcezza d'avvio cede il passo a una bella, avvincente vena amaricante, e la stimolazione piccante, ben composta, allunga l'assaggio. Sul finale la noce.
Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)
[Angelo Peretti]
Avevo deciso di dedicare un paio d'ore dell'ultimo giorno del Vinitaly al Sol, il salone dell'olio che si svolge in contemporanea con la grande kermesse del vino. Volevo provare qualche extravergine italiano, andando un po' a zonzo fra uno stand e l'altro. In effetti, ho cominciato il tour. Solo che ho smesso praticamente subito. Perché ho capito.
Faccio un passo indietro.
Tra i produttori di olio serpeggia da un bel po' un certo pessimismo. L'extravergine di qualità si fa fatica a farlo e ancora di più a venderlo. I prezzi spesse volte non sono nemmeno tali da compensare i costi di produzione. La gente usa oliacci di quart'ordine e si rifiuta di comprare un bell'extravergine, destinando magari dei bei soldi, invece, a una bottiglia di vino. Roba da sconforto, per gli oliandoli.
Mi sono spesso domandato perché questo accada. Al Sol ho capito: perché i nemici dell'olio e di chi fa olio molto spesso - troppo spesso - sono gli stessi produttori di olio.
Che cos'è successo? Semplicemente che il primo olio che ho provato ad assaggiare era quasi rancido, il secondo pure (e mi è preso un attacco di tosse), il terzo ci mancava poco. Ma non è che io sia stato sfortunato nello scegliere i produttori. Quelli erano validi. Il problema è che le bottiglie erano aperte dal giorno prima e l'extravergine - si sa - deperisce in fretta. Soprattutto se di olio nella bottiglia ne è rimasto poco, e dunque di ossigeno ce n'è tanto, e il poco olio che c'è irrancidisce. Col caldo degli stand, poi, è ancora peggio.
Mi domando - e domando ai produttori - se sia così drammatico aprire una bottiglie nuova la mattina, quando si riavvia la manifestazione, in modo da far assaggiare l'olio quand'è perfettamente integro.
Mi domando - e domando ai produttori - se sia un costo così esorbitante aprire una bottiglia nuova al giorno, dopo che ti sei speso una bella cifra per prendere lo stand in fiera
Mi domando - e domando ai produttori - se sia così impossibile avere delle bottiglie piccoline, adatte a far provare l'olio nelle condizioni migliori.
Mi domando - e domando ai produttori - se sia questa la maniera di far cultura dell'extravergine di qualità.
Ce n'è di strada da fare. In salita.
[Angelo Peretti]
È da tre anni che a Riva del Garda si fanno miracoli oleari. A Riva, sul Garda Trentino, c'è l'Agraria, una cooperativa cui fanno capo centinaia di piccoli - quasi sempre piccolissimi - viticoltori e olivicoltori della zona. Gente che ha magari l'albergo o il bar o comunque un altro lavoro e che coltiva vigna e olivi pressoché solo per tradizione familiare e orgoglio e passione. Gli olivi son praticamente solo della varietà autoctona della casaliva, che è dominante sul Garda, e in particolare nell'Alto Garda. E le olive conferite all'Agraria e al suo frantoio hanno sempre dato oli delicatissimi e in questo tipicissimi di una sorta di stereotipo gardesano, che ricercava la dolcezza e la levità della pasta. Finché, tre anni fa, ecco il miracolo. Sissignori: miracolo. Il movimento oleario del Garda Trentino s'era messo a tirar fuori capolavori, e l'Agraria s'è adeguata, e ha dimostrato che si possono produrre gioiellini anche lavorando con le olive conferite da centinaia di micro-coltivatori. Mica facile, proprio per niente.
Adorati gli extravergini del 2010, a marchio Frantoio di Riva, ero impaziente di tastare quelli della ben più complicata - complicatissima, direi, così a nord, tanto a nord - raccolta del 2011. Ora li ho provati. Qui sotto le mie impressioni: dico che l'annata s'avverte con le sue difficoltà, ma ugualmente il dop Garda Trentino è d'alto profilo. Bravi.
Olio extravergine di oliva Ulìva Garda Trentino 2011 Frantoio di Riva
Verde-giallo nella veste, porge all'olfatto netti i sentori delle erbe di campo di di prato, insieme, e poi l'oliva a giusta maturazione, e la mandorla. La pasta è setosa. Il primo impatto è dolce, ma subito dopo ecco che emerge l'amaro del carciofo, del tarassaco, a tratti quasi del cardo. Segno d'attentissima scelta dei tempi di raccolta. E c'è una vena piccante che rinfresca e l'amaro si riaccompagna poi lungamente alla nocciola, a tratti, nel finale, anche del pinolo. Bella prova.
Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)
Olio extravergine di oliva 46° Monovarietale di Casaliva 2011 Frantoio di Riva
Colore verde brillante, non eccessivamente marcato. Naso d'erbe campestri e di oliva e, tipicamente, di mandorla. In bocca si coglie un bell'equilibrio fra dolcezza e vena amaricante. E la pasta, di struttura abbastanza delicata, trova supporto e slancio un una ben modulata presenza piccante, che allunga e ravviva l'assaggio verso un finale asciutto, improntato al mix di frutta secca, con la nocciola e la mandorla e la noce.
Un faccino e quasi due :-)
Olio extravergine di oliva 46° Parallelo Biologico 2011 Frantoio di Riva
Colore gialloverde. Erbe di prato e mela croccante e mandorla freschissima all'olfatto, epperò gli stessi toni non si ripetono altrettanto netti al palato. In bocca d'immediato l'olio appare infatti vellutato e quasi neutro. Senonché subito dopo ecco che s'apre verso il piccante, abbastanza marcato, e verso una vena d'amaro che ravviva l'assaggio. La pasta è di impianto leggero.
Un faccino :-)