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L'Inflorescence, che bolla!

7 dicembre 2013
[Angelo Peretti]
Yummy, che buona questa bolla champagnista! Ottenuta - da quanto ho capito leggendo qui e là - da una piccola parcella piantata a pinot noir, l'Inflorescence di Cèdric Bouchard me lo sono bevuta con grande piacere, accompagnandola a un delicato piatto marinaro. A dire il vero, al primissimo impatto son rimasto un po' così, ché mi sembrava dolcino questo Champagne. Ma è stata giusto questione di un attimo - un attimo solo -, ché mi sono subito avveduto che era invece il frutto maturo e polposo che mi dava quest'impressione: frutta gialla, pesca, e poi tanti agrumi, dall'arancia rossa al mandarino al kumquat. E una freschezza salina che allunga la beva e fa in modo che al primo bicchiere ne segua subito un secondo e poi un terzo. Un vino appagante.
Champagne Blanc de Noirs Brut Inflorescence Cédric Bouchard
Tre lieti faccini :-) :-) :-)
[Angelo Peretti]
Più ho la fortuna di assaggiarli, e più mi faccio convinto che gli Champagne del '95 siano spettacolari. Hanno un sale, un frutto, un'eleganza che lasciano stupiti. E sono pressoché inconfondibili in questa loro tuttora giovanile grazia. Ne ho avuta ulteriore riprova bevendo l'Œnotèque 1995. Difficile trovare le parole per descriverne la verve scattante, eppure anche l'incedere aggraziato. Bisognerebbe berlo. Attenzione: berlo, non degustarlo, ché ha davvero una beva strepitosa. Peccato che non sia una delle bolle più che economiche in circolazione...
Champagne Cuvée Dom Pérignon Œnotèque 1995 Moët et Chandon
Tre lieti faccini :-) :-) :-)

Drappier '95: bell'annata

26 ottobre 2013
[Angelo Peretti]
Se ci si mette a discorrere di annate di Champagne, ecco che subito viene evocato il millesimo '96, che in effetti ha dato grandi cose. Solo che 'sto gran parlare del '96 ha messo un po' sotto silenzio il precedente '95, che invece oggi come oggi regala cose strepitose. Ne ho avuto conferma bevendo un Drappier '95 da magnum a un recente tasting curato da Partesa, che lo distribuisce. Era il Brut Cart d'Or, per essere precisi. Ed era giovanissimo. Sissignori.
Salato, sapido, scattante, goloso, gioioso. Che beva, ragazzi! Peccato non aver potuto sgraffignare un secondo calice. Buonissimo.
Se non sbaglio, è tanto pinot nero con aggiunte di pinot meunier e chardonnay.
Champagne Brut Carte d'Or 1995 Drappier
Tre lieti faccini :-) :-) :-)
[Angelo Peretti]
Lazzarone di uno Champagne. A volte sembra inconsistente, sembra evanescente, e poi ti accorgi che te ne sei scolato una bottiglia e neppure te ne sei accorto. Dite quel che volete, ma lassù, nella Francia del nord, le bollicine le sanno proprio fare. Nel caso specifico, parlo dello Champagne Cuvée de Reserve Premier Cru à Mareuil-sur-Ay di Marc Hebrart. Una delle bolle più - come dire - "soffici" che mi sia capitato di bere negli ultimi anni. Di certi rossi si usa dire che sono vellutati. Be', questo Champagne ricorda tattilmente la bambagia, il cotone.
Champagne Cuvée de Reserve Premier Cru Brut Marc Hebrart
Due lieti faccini :-) :-)
[Mario Plazio]
Un piccolo produttore in ascesa. Tutta la complessità di uno chardonnay maturo e compiuto. Fresche note di brioche, spezie e frutta. Soprattutto un palato godibile come solo i grandi Champagne sono in grado di fare. Una bolla fine, una struttura sostenuta e vivace, una eccellente pulizia e una materia di prim'ordine.
Peccato che i prezzi di questa maison stiano galoppando.
Champagne Blanc de Blancs Grand Cru 2000 J. L. Vergnon
Due faccini e mezzo :-) :-)

[Angelo Peretti] 
Quattordici Champagne. Di vario stile. Un bel confronto, una maratona bollicinosa. L’abbiamo affrontata, questa marcia champagnosa, in una diecina di volenterosi bevitori. Accompagnando il calice con un salume “povero”, che tuttavia con la bolla ci sta in perfetta sintonia: il cotechino. Anzi, i cotechini: uno veronese, più colloso e a trama larga e più cartilagineo che carneo, l’altro vicentino, più minuto e meno grasso e un po’ più alto di sale. Bel match, sia quello enoico, sia quello norcino, il tutto nel dì di ferragosto. Del confronto salumaio non dico, non è questo l’oggetto. Degli Champagne racconto invece qui di seguito, in stretto ordine di presenza sulla tavola. Avvertendo che abbiamo “votato” ciascun bicchiere in una scala di piacevolezza da zero a dieci, ammettendo il mezzo punto. Poi si è fatta la media. Di ciascun vino espongo la mia valutazione e quella media, così potete farvi un’idea. Aggiungo solo che vari di questi Champagne li ricomprerò, e questo è un chiaro indicatore del fatto che mi son piaciuti.
Champagne Extra Brut Pinot Blanc Piollot 
L’unico limite è la sboccatura recente: marzo 2013. Ma questo pinot bianco – non è facile trovarne Champagne fatti solo con quest’uva – sa il fatto suo. Teso, vegetale, a tratti floreale, scattante, affilato. Qualche altro po’ di tempo dovrebbe fargli bene. Per me 8,5, in media 7,27.
Champagne 2004 Ernest Remy
Pinot nero dal Grand Cru di Mailly-Champagne. L’origine varietale si legge nel delizioso fruttino – cassis soprattutto, e fragolina – e il carattere sta nella bella presenza salina. Il mix è d’appagante piacevolezza. Vino sostanzioso e nel contempo cremoso. Per me 9, in media 8,41.
Champagne Brut Nature Guy Charlemagne
Settanta chardonnay, il resto pinot nero. D’immediato la brioche all’albicocca. Ricordi fruttati di pesca, di mela. Il sale rende fresca e succosa la beva. Solo che – ma è una mia impressione - il tutto l’avrei sperato più legato, più coeso. Per me 8, in media 8,23.
Champagne Brut Les Vignes de Vrigny Egly-Ouriet
Da vigne di pinot meunier “situées sur le Terroir de Vrigny”. Nonostante sia stato degorgiato a luglio 2011 l’abbiamo trovato giovane e chiuso: il frutto ci ha messo a farsi largo, sotto tutti quegli odori d’armeria. Secchissimo e teso. Lasciategli tempo: 8,5 sulla fiducia, media 7,95.
Champagne Brut Blanc de Blancs  Le Charme d’Anaïs 2006 Xavier Leconte
Dice in controetichetta che è uno chardonnay floreale. Sbagliato: è “estremamente” floreale, ché ti sembra d’essere in un roseto a maggio. Poi sottobosco e cenni di tartufo. Elegantissimo, ha bolla cremosa e presenza sapida. Appaga e intriga. Un gioiellino: per me 9, in media 8,41.
Champagne Brut Barons de Rothschilds
Champagne “champagnoso”. Pur senza slanci passionali, ha tutto quello che classicamente – o forse è da dire didatticamente - t’aspetti da una bolla francese d’aperitivo: crosta di pane, croissant, albicocca, sottile vena minerale, nocciola. Per me è da 8, in media 7,36.
Champagne Brut Cuvée Les Meslaines 2006 Lamiable
Buona questa cuvée. Vaniglia (quella vera), brioche, fruttino goloso, polpa. Eppoi tracce iodate che pare di camminare in riva al mare. Freschezza scattante epperò anche una crema che ti riempie il palato. Per me è da 9,5, nella media ha avuto 8,77 e s’è piazzato secondo ex aequo.
Champagne Brut Pinot Meunier Vieilles Vignes 2006 Michel Loriot
In etichetta sta scritto, con evidente orgoglio, “vigneron indépendant de Champagne”. Di essere orgoglioso monsieur Loriot ne ha titolo, perché questa sua bolla è proprio buona. Vino polputo. Torta di pere, pasticceria di prima mattina. Per me è da 9, in media 8,18.
Champagne Brut Nature André Beaufort
In genere in una bolla cerco gran pulizia, eppure adoro lo stile un po’ “sporco” dei Beaufort. Floreale, pregno di ghiotto fruttino. Mineralità sottesa. Eppoi, pian piano, erbe officinali, macchia mediterranea, mare. Per me è da 10, media 7,91: i vini di gran carattere dividono.
Champagne Blanc de Blancs Extra Brut V.O. Jacques Selosse
V.O. sta per Version Originale, un vino “fedele alla sua origine”, chardonnay da tre Grand Cru in stile – dice l’etichetta – “dritto ed elegante”, epperbacco è proprio così. Frutto netto, beva scattante, aria marina, alta pasticceria. Stravincitore con 9,09 di media (per me 9,5).
Champagne Brut Nature Zero Tarlant
Altro vino per me adorabile, da bere avidamente. Salato e cremoso e fruttato. Brezza marina. Cuvéè classica, un terzo ciascuno di chardonnay, pinot noir e pinot meunier dalla Valle della Marne. Per conto mio, 10. Nella media ha ottenuto 8,77, al secondo posto ex aequo.
Champagne Cuvée Cornalyne Dom Caudron
La confettura di limoni, eccola l’impressione prevalente. Citrino, salatino, ha una tessitura fitta e una beva slanciata. Il sorso appaga e ti vien voglia di replicarlo all’istante. Mi pare sia pinot meunier. Io gli ho attributo 9 decimi, in media ha avuto 8,73, terzo per un’incollatura.
Champagne Extra Brut Francis Boulard
Dal Grand Cru di Mailly-Champagne, ha un quid di chardonnay aggiunto al pinot noir. Ha personalità debordante e materia, frutto grasso, e vena salata. Eppure anche stavolta, come ai precedenti assaggi, non m’ha del tutto appagato. In ogni caso, per me 8, in media 8,23.
Champagne Brut Cuvée Tradition H. Billiot Fils
La sorpresa: assemblaggio di pinot nero e chardonnay di Ambonnay, è venuto per ultimo, dopo i colossi, ed è piaciuto il carattere gioviale. Ha la torta di pere e il pane appena tolto dal forno. Un vino gastronomico. Per me 8,5, esattamente come la media del gruppo.