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Una trattoria vintage a Roma

29 dicembre 2013
[Angelo Peretti]
Questo posto l'ho trovato su Tripadvisor. Anzi, me l'ha trovato mia figlia, ché stavo a Roma, era tardi, avevo fame ed ero vicino alla stazione Termini e cercavo un posto da quelle parti dove mangiare. Allora lei ha guardato su Tripadvisor e ha visto che lì vicino, in via Vicenza, traversa di via Marsala, pochi passi da Termini, aveva valutazioni alte la trattoria Dell'Omo, e così ci sono andato. In verità, ci sono passato davanti e non me ne sono neppure accorto, perché insegna e ingresso non sono certo appariscenti. Non lo è nemmeno l'interno, anzi: spoglie tovaglie bianche, fiori di plastica dappertutto, arredo che tradisce i cinquant'anni d'onorato servizio, casse di acqua minerale per terra. Scrive un frequentatore di Tripadvisor: "Devo dire che se una pers deve valutarlo da fuori non entrerebbe..." Esatto. Però poi ti siedi e vieni accolto in maniera familiare (ti danno immediatamente del tu) e magari ti capita di trovare - com'è capitato a me - dei peperoni ripieni (ripieni "di vitella", come dicono a Roma) che sono sostanziosi, sapidi, rusticamente ghiotti, e cominci a stare bene, e capisci che stai facendo un tuffo indietro nel tempo, in una trattoria ferma dov'era quando la sua storia è iniziata, con una cucina che sa di casa, di pranzo festivo, di famiglia. "Una cucina casareccia autentica" la definisce un altro recensore di Tripadvisor. Porzioni abbondanti, aggiungo, com'è tipico delle trattorie di una volta. Magari la volta prossima - conto di tornarci - invece dei tonnarelli cacio e pepe, un po' semplicini, ordino la carbonara, di cui ho letto un gran bene.
A proposito: un primo e un secondo vanno sulla ventina di euro.
Trattoria Dell'Omo - via Vicenza, 18 - Roma - tel. 06 490411
[Angelo Peretti]
Se vi prendete una breve vacanza a Monaco di Baviera o se siete là per lavoro, insomma, se a Monaco ci andate per qualunque motivo e avete voglia di mangiare cucina bavarese e bere birra bavarese, be', eccovi qua un consiglio: l'Andechser am Dom, proprio dietro il duomo. Ci sono stato due volte, e mi ci sono trovato un gran bene, e mi sono fatto delle gran mangiate (serali) di salsicciotti artigianali (attenzione, salsicciotti, non würstel) e la notte non ho avuto alcun problema a dormire come un sasso. E poi ci sono piatti a base di carne proveniente da allevamenti selezionati dal proprietario, e devo dire che anche in questo caso la qualità l'ho trovata eccellente.
Il posto è proprio bavarese in tutto, anche nella clientela: di turisti ce ne incrociate davvero pochi. Si mangia, come si usa da quelle parti, a tavoli comuni con altri commensali. Ci sarà chi prende un paio di piatti, chi semplicemente tracannerà qualche birra. In maniera informale, com'è tradizione in Germania, dove non esistono i riti ristorativi italiani.
A consigliarmi il locale è stata una giornalista tedesca, Monika Kellermann, che mi ha anche insegnato un trucco: se hai voglia di bere birra (che qui è buonissima), mai ordinarla media o grande, ma piuttosto chiedere una in fila all'altra due o tre birre piccole. Perché? Per due motivi: il primo è che si scalda meno, ovvio, e il secondo è che è migliore la pressione, o almeno così sono convinti i tedeschi, che hanno anche dato a questa abitudine di andare avanti a birre piccole un nome che non ricordo. Ho provato: cavolo, è proprio vero, o quanto meno questa è la mia impressione.
Insisto: se siete a Monaco, andate. Ma bisogna prenotare, ché lì è sempre strapieno.
Andechser am Dom - Weinstraße 7a - 80333 München - tel. +49 (0)89 24292920

Il vialetto del pane

23 novembre 2013
[Angelo Peretti]
Se vi trovate in zona Parioli, a Roma, nei pressi di piazza Ungheria, sappiate che lì vicino, in viale Liegi, c'è una botteguccia aperta da non molto presso la quale potete risolvere egregiamente un pranzo. Si chiama Il Vialetto del Pane ed è seminascosta dentro al cortiletto di un'abitazione: si fa fatica a scorgerla passando. È una sorta di panetteria piccina picciò che fa però soprattutto pizze - attenzione, mica quelle tonde alla napolentana, bensì quelle romane, tagliate a riquadri e farcite: me ne hanno imbottita una al momento con prosciutto crudo e mozzarella, buonissima -, supllì - spettacolare, per chi ama il piaccente, quello al cacio e pepe - e qualche altra proposta gastronomica del giorno. Un paio di tavolini in cortile.
Gradevole scoperta delle mie frequentazioni romane.
Il Vialetto del Pane - Viale Liegi, 35 - Roma - tel. 06 97602241
[Angelo Peretti]
Era lì, praticamente dietro l'angolo di casa, e non lo conoscevo. Sarà perché in genere da un po' di tempo preferisco cercare i luoghi della cucina di territorio, e questo ristorante, il Quanto Basta, a Sirmione, non fa piatti territoriali. Però mi era proprio sfuggito, e ora sono contento di esserci incappato. Minimalista nell'impostazione e anche abbastanza informale, propone una cucina che loro, i due gestori, italiani entrambi (lei Silvia, in sala, è ligure, lui, Matteo, il cuoco, non ricordo di dove sia originario) ma conosciutisi negli Stati Uniti (guarda te i casi della vita) definiscono "mediterranea". In realtà, c'è soprattutto misurata, calibrata fantasia, applicata a materie prime freschissime. Per esempio, io ho trovato notevole la tartare a coltello di fassone piemontese con foie gras (il fegato grasso sta sopra), ma altrettanto appaganti - e anzi direi perfino di più - erano le linguine con vongole, zucchine e bottarga, e così pure certi sfiziosi mini hamburger con delle patatine fritte a bastoncini fini fini. Insomma: avete capito il genere, credo.
La carta dei vini non è enorme, ma è anche piuttosto personale: insieme a certe etichette magari un po' più convenzionali ci si possono trovare cose di ricerca sia italiane che estere (a Silvia, per esempio, piace il Riesling, ergo ci trovate un po' di Germania, un po' di Austria, un po' di Alsazia).
Un paio di bei piatti e una buona bottiglia in due portano il conto sui 40-45 euro, ma garantisco che un paio di piatti saziano.
Spero di tornare.
Lo trovate appena oltre la complessa rotonda (rotonda?) che dalla strada Gardesana porta in centro a Sirmione.
Quanto Basta Ristorante - Via Colombare, 96 - Sirmione (Brescia) - tel. 030 9905037

Michelin, le nuove stelle

5 novembre 2013
[Angelo Peretti]
Ci vuole coraggio, oggi, a fare il ristoratore. Ci vuole coraggio perché i tempi sono quel che sono, di soldi in giro ce ne sono pochi, e dunque la gente ha tagliato le spese superflue, e molte volte la spesa superflua che si taglia per prima è la cena al ristorante. Ci vuole coraggio perché in troppi si improvvisano critici, e ti sbattono in faccia giudizi sprezzanti sul web, e magari qualche volta ti ricattano pure, ché se non gli fai lo sconto ti minacciano di farti una recensione negativa. Però c'è chi ci crede e va avanti, nonostante tutto, e si impegna, e ogni tanto ha qualche bella soddisfazione. Come quella di ricevere la stella Michelin, che per un ristoratore ed un cuoco è qualcosa di speciale, perché, capiamoci, la guida rossa è sempre la guida rossa, e la stella è la stella.
E allora, per dare idealmente una stretta di mano alla categoria, pubblico l'elenco delle nuove stelle Michelin dell'edizione 2014 della rossa. Dalla Val d'Aosta alla Sardegna: prima il nome del ristorante, poi quello dello chef, poi la collocazione geografica.
Bravi tutti.
Petit Royal – Maura Gosio – Courmayeur – Valle d’Aosta
I Caffi – Bruna Cane – Acqui Terme - Piemonte
Il Portale – Massimiliano Celeste – Verbania - Piemonte
Dac a Tra – Stefano Binda – Castello di Brianza - Lombardia
La Presef – Gianni Tarabini – Mantello - Lombardia
L’ Chimpl – Stefano Ghetta – Vigo di Fassa - Trentino
Dolomieu – Enrico Croatti – Madonna di Campiglio - Trentino
Maso Franch – Diego Rigotti – Giovo - Trentino
Alpes – Egon Heiss – Sarentino – Alto Adige
Tilia – Chris Oberhammer – Dobbiaco – Alto Adige
Il Ridotto – Gianni Bonaccorsi – Venezia - Veneto
Met – Luca Veritti – Venezia - Veneto
San Martino – Raffaele Ros – Scorzè - Veneto
Spinechile Resort – Corrado Fasolato – Schio - Veneto
Oseleta – Giuseppe D’Aquino – Cavaion Veronese - Veneto
La Buca – Gregorio Grippo – Cesenatico – Emilia Romagna
La Zanzara –Sauro Bison – Codigoro – Emilia Romagna
Inkiostro – Franco Madama – Parma – Emilia Romagna
Locanda dell’Angelo – Massimiliano Torterolo – Millesimo - Liguria
Castello di Fighine – Antonio Strammiello – San Casciano dei Bagni - Toscana
Antonello Colonna Labico – Fabrizio Di Romualdo – Labico - Lazio
Kresios – Giuseppe Iannotti – Telese Terme - Campania
Terrazza Bosquet – Luigi Tramontano – Sorrento - Campania
Frankrizzuti – Frank Rizzuti – Potenza - Basilicata
Angelo Sabatelli – Angelo Sabatelli – Monopoli - Puglia
Pashà – Maria Cicorella – Conversano - Puglia
Umami – Felice Sgarra – Andria - Puglia
Antonio Abbruzzino – Antonio Abbruzzino – Catanzaro - Calabria
Belvedere – Antonello Arrus – Santa Margherita di Pula - Sardegna
[Angelo Peretti]
Ora, lasciatemi dire che sono contento. Perché sul "mio" lago di Garda è arrivata una nuova stella Michelin. L'ha ottenuta Giuseppe D'Aquino al ristorante Oseleta del Wine Relais Villa Cordevigo di Cavaion Veronese. Giuseppe è campano, napoletano. Ha portato dalle mie parti i sapori del Sud. Fa una cucina che sa di sole, e non è poco.
Di recente ho realizzato con lui, a firma InternetGourmet, alcune serate all'Oseleta, mettendo accanto alla sua cucina vini e birre. Mi sono divertito, ci siamo divertiti. Bene, ora gli faccio i miei complimenti e, credo, anche i complimenti di chi legge quest'InternetGourmet. E complimenti anche a tutte le nuove stelle del firmamento della guida rossa.
A proposito, altra bella notizia per il Garda: il Villa Feltrinelli è salito a due stelle.
[Angelo Peretti]
Si fa, ai giorni nostri, un gran discorrere su quale possa essere la ristorazione del futuro, e non mi riferisco tanto alla cucina, quanto piuttosto proprio alla forma di accoglienza e di offerta. Insomma, qual è il tipo di locale che può ancora offrire prospettive ad un settore che sta traversando un momento critico? Una risposta credo di averla trovata a Montichiari, nel Bresciano. Mi hanno infatti portato a provare il Salamensa di Mino Dal Dosso, un ristorante pizzeria panetteria shop winebar dal tocco minimalista e moderno, ma anche di grand'accoglienza (a proposito, la definizione "ufficiale" è ristorante e bistrot). Un posto dove si sta bene, informale quanto basta per non far diventare noiosa una serata, con materie prime e prodotti di grande livello (per dire, in tavola ci sono extravergini di spessore, e la pizza è fatta con la farina Petra 3 e 9 del Molino Quaglia) e fantasia al potere ma senza fronzoli o schiumette. A me è piaciuto, insomma, e c'era pieno, e pensare che non è neppure in centro.
Ampliato proprio di recente con lo spazio gastronomia e con la panetteria - e la cosa bizzarra è che il laboratorio, completamente a vista, è in mezzo al locale, e sforna pane e brioche e pasta fresca e biscotteria - ha un arredo trasgressivo e un range d'offerta che va dall'aperitivo alle crudità di mare, dai salumi (ad esempio il crudo di Langhirano Sant’Ilario 30 mesi con gnocchetto fritto e mostarda di pere riserva Le Tamerici) ai formaggi (una selezione delle cose di Beppino Occelli con mostarde, miele e confetture) alla cucina espressa. Io ci ho mangiato di gran gusto un polpo cotto al vapore con capperi, sedano, peperoni e olive di Taggia su crema di patate che si avrei fatto volentieri il bis e un risotto (usano il riso Acquerello) con scorzette di limone e tartare di gamberi rossi di Sicilia semplicemente delizioso nei suoi profumi mediterranei.
Dicevo che è anche pizzeria, ma occhio, non sono mica le solite pizze "da pizzeria" - e vengono servite una alla volta per tutti gli ospiti del tavolo (ovviamente neppure i prezzi sono quelli soliti da pizzeria) - perché, giusto per dire, qui c'è una pizza con acciughe del Cantabrico Nardin, pomodoro La Botticella, capperi e origano di Pantelleria e bufala campana, oppure la pizza coi gamberi rossi di Sicilia, mozzarella fiordilatte, basilico e olio extravergine d'oliva di Gianfranco Comincioli. Io mi sono potuto sbafare un assaggio di pizza "alla romana" (quella imbottita) con mortadella, pistacchi tritati, mozzarella di bufala campana e basilico, e già questa valeva il viaggio.
È aperto tutti i giorni, perché una salamensa è sempre aperta. E si beve anche molto bene (pure a bicchiere). E per quel che riguarda il conto, l'offerta è talmente articolata che ognuno decide liberamente quanto spendere senza farsi condizionare.
Un'esperienza che consiglio di provare, approcciandola - a mio avviso - da due punti di vista: quello del gusto, e per me ci siamo eccome, e quello della capacità di innovare (aggiungerei, gioiosamente) lo stile dell'offerta.
Dal Dosso Salamensa - Via Mons. Oscar Romero, 69 - Montichiari (Brescia) - tel. 030 961025
[Angelo Peretti]
Cavoli! Mi sono accorto che non ho mai parlato della Gatta Mangiona. Sì, la pizzeria, a Roma. Una delle migliori, extra Napoli, che io abbia mai frequentato. Ha un solo problema, per chi è in centro per vacanza o per lavoro: è lontanuccia, nel quartiere - mi pare - di Monteverde, e dunque si spende un po' di taxi. Ma vale la pena, assolutamente, sì sì.
La mia pizza preferita, quella che da sola merita il viaggio, è la "calabrese": caciocavallo silano, 'nduja e pomodori secchi. Ma compete alla pari con il crostino con ricotta di pecora, filetti di acciughe, pomodori secchi e colatura di alici (i crostini sono l'altra specialità della casa). Tra le pizze bianche, segnalo senz'esitazione la "fiori", con fiordilatte, fiori di zucchine e filetti di acciughe. Ovviamente, ci sono anche le pizze classiche (marinara, romana, margherita), ben fatte, e anche tre curiose proposte di pizze preabbinate al vino (margherita speziata con Riesling Kabinett, napoletana col Cerasuolo, focaccia con la pancetta arrotolata con uno Champagne blanc de blancs). Eppoi qualche piatto e qualche fritto. Ma quando entrate, prima ancora di sfogliare la lista, date un'occhiata alla lavagna, dove ci sono scritti i piatti e le pizze del giorno: qualcosa di sfizioso lo trovate, assicurato.
Bella lista di birre, soprattutto belghe, e buona la spina. C'è da divertirsi pure con la carta dei vini. Chi beve bibite gassate lo fulmino io, con tanto ben di dio a disposizione.
La Gatta Mangiona - Via Ozanam, 30-32 - Roma - tel. 06 5346702

[Angelo Peretti] 
Avete presenti le madeleine di Proust o la ratatouille della quale resta estasiato Ego (ma sì, il critico gastronomico del film d’animazione col ratto Remy che fa lo chef)? Ecco, per me quella roba lì, la folgorazione istantanea, il flashback dei sapori dell’infanzia, sono state le patatine fritte di Vleminckx, ad Amsterdam. Era un sacco di tempo, ma proprio un sacco, che non ne mangiavo di così - come dire – patatinose. Da quando due fratelli olandesi – credo fossero fratelli –arrivarono a Garda aprendo per qualche tempo il loro chioschetto sulla spiaggia (poi si trasferirono per un po’ a Verona, in piazza delle Erbe). Più di una quarantina d’anni fa, intendo. Ecco, le patatine, che allora erano ancora pressoché sconosciute da noi, le facevano proprio con le patate, tagliate a bastoncino, ed erano croccanti fuori e morbide dentro e per niente untuose. Non le ho mai più mangiate così buone, finché non sono capitato in centro ad Amsterdam e non mi sono messo diligentemente in coda (ma la coda dura poco, ché il servizio è rapidissimo) davanti alla minuscola stanzuccia di Vleminckx Fries e non ho avuto proprio quella folgorazione lì, quella di Proust e di Ego.
Non so se quelle di Vleminckx siano le migliori patatine del mondo, anche se ho il vago sospetto che siano nell'Olimpo della categoria. So solo che sono straordinarie, credetemi. Le patate sono freschissime, tagliate al momento: finiscono nei padelloni dell’olio e da lì nel tuo cartoccio, piccolo, medio o grande a seconda della scelta. Ci si possono metter sopra salse a decine (e sono le salse olandesi e belghe, dense, abbondanti), ma io le preferisco lisce, con la giusta dose di sale, ma senza sovrapposizioni di sapore: sono spettacolari così come sono.
Dicevo che c’è sempre un po’ di coda, nel vicolo, e meno male che è così, sennò la botteguccia non la si noterebbe neppure, piccina picciò, col banco aperto sulla strada. Il cono di patate lo si mangia camminando, street food all’olandese. Da commozione. Per pochi soldi: la porzione piccola, che tanto piccola non è, costa – senza salse – 2,10 euro: felicità per ogni tasca.
Vleminckx Fries – Voetboogstraat, 31-33 - Amsterdam
[Angelo Peretti]
Se per le vacanze avete deciso di passare da Roma e volete un posto per un dopo cena rilassato, be', credo che il Morrison's possa fare al caso vostro. È a due passi da piazza Cavour. A me l'ha fatto conoscere Alessandro Scorsone, elegante persona del vino, anche se quello di cui sto parlando non è un luogo del vino. Si tratta d'un pub in stile irlandese, ma Scorsone me l'ha consigliato per il gin tonic. In effetti, quello che si beve qui, fatto con Gin Mare, la tonica Fever Tree, buccia di limone e rametto di rosmarino (il tocco che aggiunge grazia e dà respiro e profondità al gin, particolarmente secco) è davvero buono, solido, affilato al punto giusto, dissetante (che a mio avviso dev'essere una prerogativa d'un buon gin tonic).
Quello che ho bevuto da Morrison's è gin tonic da conversazione, oppure da musica: l'impianto regala con continuità impressionante un capolavoro del blues dopo l'altro, e scusate se è poco.
Chi ama il miscelato dolce e profumato, sappia che tra i cocktail c'è l'Aviation Improved, con sciroppo di lavanda e fiori essiccati, sempre di lavanda: provato, buono. Notevole la scelta dei distillati. Ovviamente si beve anche birra (è un Irish pub, no?). Per chi poi avesse un buco nello stomaco, qui si può anche sbocconcellare qualche piattino, ma non ho provato nulla, e quindi non so dire come si mangi.
Morrison's - via Ennio Quirino Visconti, 88 - Roma - tel. 06 3222265
[Angelo Peretti]
L'apertura è avvenuta nell'ottobre del 2011, a novembre del 2012 aveva già la stella Michelin. Ci sono stato a fine luglio e confermo: quella stella è strameritata. Perché andare da Pipero al Rex, ristorante piccino picciò a Roma, due passi dalla Stazione Termini, è un'esperienza del gusto. Un luogo gourmand, direbbero i francesi: io non lo so dire altrettanto bene, ma è quella roba lì.
Eppoi lui, Alessandro Pipero, è un genio dell'accoglienza: sei a casa sua e ti fa sentire a casa tua, con un plus di misurata ironia tutta romana e il sorriso stampato sulle labbra. Eppoi, ancora, un genietto è il suo giovane chef, Luciano Monosilio, che riesce ad essere solidamente concreto anche quando prende il volo della sperimentazione: oplà, la quadratura del cerchio.
Ordunque, si comincia con roba deliziosa, tipo: lardo di patanegra e mosto cotto, cialde di maiale croccanti con crema di olio e yogurt, oppure marshmallow di latte, parmigiano, nocciola e arancio, tutto da mangiare - come consiglia il patron - con le mani. E avanti di questo passo, ed è una successione di delicatezza eppure anche di sicurezza - garantisco -, e insomma si sta che è un piacere. Ecco: piacere, il vocabolo giusto.
Per chi da Pipero non ci fosse ancora andato, tre avvertenze. La prima: non avete sbagliato quando vi presentate all'indirizzo, perché dovete proprio entrare in albergo, l'hotel Rex, il ristorante è dentro l'albergo. La seconda: attenti che i tavoli sono pochissimi, una manciata, e dunque dovete assolutamente prenotare. La terza: evitate di ordinare alla carta (anche perché poi finireste magari per chiedere solo la sublime carbonara, che qui si propone a peso) e lasciate fare a Pipero, e sarà un itinerario seduttivo (tranquilli: assaggio di cabonara incluso).
I vini? Buona carta, con parecchie etichette anche dall'estero. Il costo del menù degustazione è sui 90 euro, meritati. Più il vino, ovvio.
Pipero al Rex - Via Torino, 149 - Roma - tel. 06 4815702
Ah, qui all'indirizzo di solito mi fermo. Ma non posso. Perché proprio non so resistere, e appiccico qui sotto un filmato che presenta Alessandro Pipero nello splendore d'un bianco e nero virato d'antan. L'ironia è al potere: vedrete da voi.


[Angelo Peretti]
Qualche settimana fa, Michele Malavasi segnalava su questo InternetGourmet alcuni "ristoranti per enofili", luoghi cioè in cui chi ha la passione del vino si trova bene, perché vi figura una bella proposta di etichette, magari anche al di fuori degli schemi. Bene, riprendo la questione per dire di un locale di Roma, ma fuori dal centro, in cui gli enofili si troveranno molto, ma molto bene: lo garantisco. È la trattoria-pizzera da Cesare, al Casaletto, in zona Monteverde Nuovo. Ha la chiocciola di Osterie d'Italia di Slow Food e se la merita.
La cucina offre piatti di tradizione (ad esempio la coda alla vaccinara o il cacio e pepe o la trippa) insieme con reinterpretazioni di sostanza (i tagliolini con il baccalà e il basilico, giusto per dirne uno). Le pizze non le ho provate. Ma quel che colpisce è la carta dei vini. O meglio, non colpisce la carta in sé, ché è stampata su fogli A4 al computer, e dunque non brilla per raffinatezza, ma stupisce in positivo - e che positivo! - l'elenco delle bottiglie, davvero molto, molto avvincente. Con tanta attenzione anche ai vini bio, quelli buoni. Se poi ci si mette che i prezzi hanno ricarichi onesti, be', vale la pena ordinarne più d'una di bocce. In più, sappiate che Leonardo, il padrone di casa, ha sempre una serie di altre bottiglie fuori lista da proporre, e vale la pena lasciarsi consigliare, magari dicendogli in quale fascia di prezzo volete collocarvi.
Quanto si spende? Per mangiare, diciamo sui 30 euro. Per bere, con 15-18 euro si prendono già bottiglie di tutto rispetto e di bella, gran bella soddisfazione.
Applausi.
Da Cesare - Via del Casaletto, 45 - Roma - tel. 06 536015
[Angelo Peretti]
Sono un fan del cacio e pepe. Arrivo al punto di dire che una gita a Roma vale la pena programmarla anche solo per andare a rimpinzarsi di tonnarelli cacio e pepe. Però c'è un però. Il però è che il cacio e pepe lo trovate quasi dappertutto, ma quello buono è roba da artisti, e certo non da mangifici da turisti. Sbagliare posto è facilissimo, e la delusione allora è totale: un cacio e pepe fatto male è una specie di poltiglia biancastra su degli spaghetti scotti. Invece il cacio e pepe fatto bene, be', è qualcosa di sublime: è la semplicità che si fa capolavoro, e scusate se è poco.
Il cacio e pepe perfetto potete mangiarlo - occhio: in porzioni piuttosto impegnative - alla trattoria da Felice, al Testaccio. Posto semplice, lindo e famosissimo, sempre affollato: prenotate per tempo, mi raccomando. E che sia celebre lo dimostra il fatto che al taxista in genere (qualche conducente new entry che ha appena rilevato la licenza c'è sempre) neanche occorre specificare la via: basta dire che andate da Felice al Testaccio.
La particolarità del cacio e pepe che fanno da Felice è che arrivano al tavolo col piatto dei tonnarelli con sopra un'abbondante, generosa porzione di pecorino romano, e poi il tutto ve lo mescolano davanti agli occhi, fino a far incorporare per bene il cacio nella pasta. Roba che si resta estasiati solo dal gesto e dai profumi che si sprigionano, e l'acquolina comincia a inondare la bocca ancora prima che si comincia a lavorar di forchetta.
Ovvio che c'è dell'altro di buono da Felice: io per esempio ho divorato delle sontuose costolette d'abbacchio fritte. Ma andar lì senza mangiare il cacio e pepe, be', sarebbe imperdonabile.
Ah, i vini: carta elegante, rilegata in volume. Ci si trovano buone etichette, anche del Lazio.
Costo, senza vino, sui 30-35 euro, com'è tipico delle trattorie romane.
Felice - Via Mastro Giorgio, 29 - Roma - tel. 06 5746800
[Michele Malavasi]
La crisi economica che si protrae dal 2008 non dà tregua a nessun settore, men che meno alla ristorazione. Sono infatti decine i ristoranti che stanno chiudendo i battenti, anche quelli cari a noi enofili. È proprio notizia recente la chiusura, a Monopoli, di un "templio" come l'osteria Vigna del Mar di Luciano Lombardi, autentico appassionato di vino e animatore di diversi forum e blog enologici.
Siamo onesti e facciamo outing sperando che mogli e fidanzate non leggano: non è forse vero che scegliamo i ristoranti in base alla carta dei vini? E quando ci viene servita, con bramosia la divoriamo con gli occhi per mezz'ora tormentati da dubbi amletici, trascurando il menù. Ditemi che non sono il solo...
Ma cosa possiamo fare noi appassionati di vino per dare visibilità e sostenere questi locali wine friendly? Molte volte questi ristoranti / enoteche / osterie / wine bar non sono neanche presenti sulle guide e sono ubicati fuori dai circuiti turistici. E se dal basso, come va tanto di moda dire, segnalassimo quelli che... sono i nostri locali enocentrici del cuore? Quelli che... hanno una carta dei vini che fa scattare l'effetto wow? E quelli che... trovi persone che con la loro passione e la loro ricerca ti fanno scoprire mondi vinivicoli inesplorati? Non diventerebbe forse una sorta di guida utilissima per le nostre ferie o viaggi nel bel paese?
Inizio con i miei, ma voglio assolutamente i vostri e ringrazio fin d'ora chi vorrà segnalare le tavole imprescindibili per ogni appassionato di vino.

MANTOVA E DINTORNI
Trattoria Stazione a Castel d'Ario  - viale delle Rimembranze, 56 - tel. 0376 660217
Da oltre qurant'anni sinonimo del miglior risotto alla pilota "deco", imperdibile col puntel/rinforzo di succulente costine, tutto a km zero tramite l'azienda agricola di famiglia che produce dal riso ai cotechini ai salami, ecc. Al bando la creatività e spazio alla migliore tradizione locale, con finale lussurioso grazie ad un carrello dei dolci a tre piani. La terza generazione capitanata dal giovane Marcello ha introdotto una coraggiosa carta dei vini solo naturali, con perle rare come Monte dei Ragni, Vodopivec, Casa Caterina e poi Bressan, Rinaldi, Cos, Terpin, Haderburg, Ezio Cerruti ecc. ecc.
Corte Zanella a Castellucchio - strada Carrobbio, 10 - tel. 0376 438055
Location molto bella, una corte di campagna luminosa, calda e accogliente con cucina a vista. Guidata da un anno da un affiatato tandem in cucina e sala, Stefano ed Enrica. All'ingresso sono a disposizione gli ultimi numeri di Enogea (plus) e un benvenuto con Casa Coste Piane fa scattare un altro plus. Cucina tradizionale e di ricerca molto curata. Carta dei vini work in progress, ma già interessante e per nulla banale, con nomi come Tarlant, De Sousa, Arici, Barraco, Monte dall'Ora, De Bartoli.

MODENA E DINTORNI
Osteria Lo Stallo del Pomodoro a Modena città - largo Hannover, 63 - tel. 059 214664
Cucina molto attenta alla valorizzazione dei presidi Slow Food modenesi, carta dei vini larghissima e orientata ai vini naturali, con tutto il meglio della produzione italiana e internazionale. Splendida anche l'enoteca da asporto in via Emilia. Nomi dei vini? Qusi superfluo parlarne: ce li hanno, tutti da Kuenhof, Filippi, Amerighi, Benoit Lahaye, Larmandier Bernier, ecc. 
Franceschetta 58 a Modena città - strada Vignolese, 58 - tel. 059 3091008
Il bistrot della Francescana, uno dei miei posti del cuore. Pochi tavoli, servizio formale e curato, proposta e formula gastronomica inedita e dalla materia prima chiaramente ricercata, piatti decisamente convincenti e creativi, ça va sans dire, curati da Marta Pulini. Carta dei vini supervisionata dal grande Beppe Palmieri, non vasta ma ricca di perle e molte al calice (plus). Dagli Champagne di Ledru e Lamiable, a Silvano Follador, Walter Massa, Nani Copè, La Stoppa, Serragghia e non manca mai la Mosella.
Ristorante Laghi a Campogalliano - via Albone, 27 - tel. 059 526988
Lo chef e proprietario Paolo Reggiani è un'istituzione della modenesità. Grande attenzione quindi ai piatti del territorio e alle ricette antiche: gnocco e tigelle/crescentine da bis e tris. Carta dei vini Lambrusco oriented con tutti i Lambruschi ancestrali modenesi (plus) e incursioni sul reggiano (Denny Bini), a rincarichi straonesti.

LAGO DI GARDA
Il Giardino delle Esperidi a Bardolino - via Mameli, 1 - tel. 045 6210477
Sottotitolo: "A scuola di vino dalla Susy". Il locale è una deliziosa ed intima bomboniera, pochi e solidi piatti, molti presidi Slow Food, materia prima dalla qualità senza compromessi, carta dei vini articolata: 700 etichette, molto spazio alla Francia, e poi Germania e Champagne e bolle sugli scudi. Tanti i vini biodinamici/naturali. Un consiglio: la carta dei vini non apritela neanche, fatevi condurre per mano dalla Susy attraverso un percorso ricercato ed emozionante che non concede banalità e che può spaziare dai vini biotici a Corte Sant'Alda, Villa Bellini, Pascal Cotat, Clos Rougeard, al Moscato di Bera, ai Riesling di Kühn.

LAGO D'ISEO - FRANCIACORTA
Dispensa Pani e Vini a Torbiato di Adro - via Principe Umberto - tel. 030 7450757
Lo chef Vittorio Fusari è un'istituzione. Il locale è molto originale in quanto in pratica si mangia dentro ad un'enorme enoteca con tutta la Franciacorta a portata di calice. Tantissimi presidi Slow Food, cucina a vista. Si può entrare anche solo per un aperitivo o per comprare Franciacorta. Che altro?

ALTRI LUOGHI
Per enoteche/wine bar specializzati solo sugli aperitivi, se Angelo vorrà verrà fatto un successivo post dedicato.

Un buon posto a Palermo

11 novembre 2012
[Mauro Pasquali]
Se vi trovate a passare da Palermo e avete voglia di mangiare, accompagnando la cena con un buon calice di vino, in un luogo piacevole e intimo, potreste addentrarvi nel quartiere della Kalsa, proprio alle spalle di Corso Vittorio Emanuele, vicino a Piazza Marina ed entrare da Cana Enoteca. Oddio, forse è meglio se prima, soprattutto nella stagione turistica, vi accertate della disponibilità di posto: i tavoli sono veramente pochi e i posti non più di una ventina, quindi meglio telefonare per prenotare. Due salette, la prima dedicata al banco di mescita e alle chiacchiere e la seconda dove ci si accomoda ai tavoli costruiti personalmente da Gianfranco, attivo anche in cucina.
Troverete il menù raccontato da una lavagnetta (ma narrato anche a voce) sulla quale, man mano che i piatti finiscono, appaiono righe di cancellazione tirate con un tratto di gessetto.
Un pregevole piatto di formaggi e salumi misti permette di ingannare l’attesa di uno dei piatti preparati quasi tutti sul momento: spiedini di pesce spatola, tonno marinato, alalunga con cipolla di tropea in agrodolce, pilotto (patate, funghi, involtini di carne e gorgonzola), coscia di coniglio alla pantesca e lo stinco cotto nel forno a legna per lunghe ore. Questo piatto è proposto anche in una delle serate a tema che Gianfranco organizza mensilmente. Qualche cedimento modaiolo non intacca la piacevolezza e tipicità della maggior parte dei piatti proposti.
Finita la cena, ci si attarda piacevolmente a chiacchierare con un buon calice di vino della bella selezione di vini soprattutto regionali, con qualche interessante sconfinamento in Francia e Nord Italia.
Cana Enoteca – Via Alloro, 105 - Palermo - tel. 338 6975950
[Angelo Peretti]
Mi piace la cucina romana. Quella romana romana, tradizionale. Oh, le paste in particolare: il cacio e pepe, la grigia, l'amatriciana, la carbonara... Quando li trovi fatti bene, be', sono una gioia della gola, sissignori. Di recente ho divorato un sontuoso tris di primi alla Matricianella, una trattoria del centro di Roma (tre salette, tovaglie a quadri, dehor sulla via), in un vicolo a due passi da Largo Fontanella Borghese: spaghetti cacio e pepe, bucatini all'amatriciana e poi la carbonara. Due volte in una settimana, una volta a cena, una a pranzo. Bene tutt'e due le volte, con un plus per la cena. Perché a cena ho mangiato la miglior carbonara che io ricordi: guanciale croccante, il resto fluido, pasta perfettamente al dente, applauso. Ma anche l'amatriciana era perfetta, con la giusta dose di peperoncino. E ben fatto era pure il cacio e pepe (né liquido, né denso, notevole, e con un ottimo pecorino romano), anche se io lo prediligo coi tonnarelli e invece qui usano gli spaghetti. Vabbé, ci si contenta... A pranzo, dicevo, ho fatto lo stesso tris, ed era ben eseguito, ma la carbonara non aveva quel contrasto croccante-fluido che m'era strapiaciuto qualche sera prima. Quisquilie.
Aggiungo che ho provato pure i fritti d'antipasto: il fritto di verdure (splendido), le alicine e poi anche i porcini. Wow!
Dico infine del vino: ci sono due libri, altro che carta. Il tomo meno voluminoso (ma sono decine e decine di bottiglie) è interamente dedicato al Lazio. Quello più ponderoso (cinque-seicento etichette, direi, a colpo d'occhio) al resto dell'Italia. C'è di che sbizzarrirsi. E di varie etichette ci sono più annate. I ricarichi? Onesti, e siamo in pieno centro. Bravi.
Matricianella - Via del Leone, 4 - Roma - tel. 06 6832100
[Angelo Peretti]
Ordunque, sappiate che anche dove c'è un gran via vai di turisti si può mangiar bene, e che magari d'estate, quando si può star fuori, si mangia bene stando in piazza, sotto gli ombrelloni, e guardando i turisti accaldati che vagano per il centro, ed è una pacchia. Roma, Campo de' Fiori. Centro-centro. Il posto si chiama Antica Hostaria Romanesca, e quell'Hostaria con la acca e poi anche quell'Antica e quel Romanesca sembrerebbero messi lì apposta per far solo da specchietto per le allodole per il forestiero e io confesso che per il nome l'avrei snobbata questa trattoria, ma certi amici mi ci hanno portato giurando e spergiurando che si mangia bene, e infatti ci ho mangiato bene, e ci ho mangiato bene due volte, una all'aperto, in estate, e una al chiuso, nella microscopica saletta che sa un po' di olio fritto, d'inverno.
I tonnarelli cacio e pepe li sanno fare bene, col sughetto (acqua di cottura, pecorino, pepe) che, come regola vuole, non è né troppo fluido né troppo denso, e sopra un'abbondante grattugiata di pecorino romano aggiuntivo. E buone erano anche le mezzemaniche (i miei compagni di tavola hanno insistito per le mezzemaniche al posto dei canonici bucatini) col sugo all'amatriciana. E soprattutto ho trovato deliziosa la trippa, col pomodoro, come si usa a Roma.
Conto sui trentacinque euro, col vino.
Antica Hostaria Romanesca - Campo de' Fiori, 40 - Roma - tel. 06 6864024

La coratella al Pantheon

27 gennaio 2012
[Angelo Peretti]
Il loro sito internet dice che sono a trenta metri dal Pantheon, che è forse la più bella tra le tante cose belle che si possano ammirare a Roma. Se non sono trenta metri saranno cinquanta, sta di fatto che Armando al Pantheon è proprio lì, in un vicolo (si chiama Salita dei Crescenzi, ma salita mi pare proprio un termine eccessivo) a due passi dal Pantheon, e se andate a fare una visita a Roma, be', pensate magari di mettere in agenda una capatina in questa trattoria che fa cucina romano-romanesca alleggerita quel tanto che basta, ingentilita quel che di sufficiente per renderla ghiottissima senza imbastardirla. Oh, badate: anche se è in pieno-pieno centro e se davanti passano colonne di turisti, questa è una trattoria di quelle autentiche, e dentro è abbastanza piccina, per cui prenotare è d'obbligo.
Ci ho mangiato degli spaghetti alla grigia notevolissimi e poi una coratella d'abbacchio indimenticabile (con la cicoria al posto del carciofo, perché nel carciofo c'è un po' d'aglio, e io l'aglio non lo tollero, purtroppo). Chi stava con me è stato felice della zuppa di orzo, lenticchie, porcini e tartufo e dei classicissimi spaghetti all'amatriciana.
Conto sui quaranta euro, col vino.
Armando al Pantheon  - Salita dei Crescenzi, 31 - Roma - tel. 06 68803034